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Il bambino è poliglotta


Il bambino è poliglotta


L'apprendimento della lingua straniera fin dalla prima elementare è uno sdei punti forti della "nuova" scuola prevista nella riforma "Moratti". I bambini potrebbero così iniziare ad apprendere una lingua straniera nell'età in cui il cervello è più plastico e in cui si assorbono senza fatica stimoli linguistici diversi perchè i centro del linguaggio non sono strutturati definitivamente.Gli studi sull'apprendimento mostrano che esiste grande facilità ad apprendere le lingue sino ai 7-8 anni ed una minore facilità sino a 13-14 anni, età a partire dalla quale l'apprendimento di una seconda lingua diventa ancor meno facile anche a causa di una maggiore difficoltà di pronuncia.
Sino ai 7 anni, l'apprendimento di una seconda lingua si verifica negli stessi centri del linguaggio che, nell'emisfero sinistro, sono implicati nell'apprendimento della lingua materna. In seguito, la seconda lingua richiede l'attivazione anche di aree dell'emisfero destro, meno abile in termini linguistici.
L'apprendimento di una seconda lingua nella scuola materna e nei primi anni delle elementari è quindi una scelta ideale: tutti i bambini potrebbero, in teoria, diventare bilingui, come avviene in Paesi del Nord Europa od in Alto Adige per gli italiani di lingua tedesca.

Ma quale è la situazione attuale nella scuola elementare per l'apprendimento della seconda lingua?
Si riporta al riguardo la riflessione fornita dalla Prof.ssa Anna Oliverio Ferraris (Psicologia della età evolutiva - Università La Sapienza di Roma)

"Se si va a vedere quali sono le caratteristiche dell'apprendimento della seconda lingua nella maggior parte delle nostre scuole dell'obbligo, secondo gli attuali programmi d’insegnamento, si scopre che non si tratta tanto di imparare una lingua diversa da quella materna attraverso lo strumento attivo della lingua parlata e scritta, quanto soltanto di "avvicinarsi" genericamente ad un'area di una cultura diversa dalla propria.
Ciò che viene insegnato in molte scuole elementari è "un approccio culturale alle lingue".
Che cosa ci sia dietro questa pomposa definizione lo si scopre quando i figli iniziano a frequentare la terza elementare (prima, in alcune scuole dove questi corsi iniziano precedentemente).
GLI OBIETTIVI
L'obiettivo del maestro di lingue consiste nel far comprendere agli alunni che esistono lingue diverse, che la stessa parola e lo stesso pensiero possono essere espressi in modi e con suoni differenti. La sensibilizzazione allo studio della lingua consiste, così, il più delle volte, nell’apprendimento di alcuni modi dire, di salutare e di augurare, di alcune serie di numeri, dei giorni della settimana, dei colori dell'arcobaleno, della lettura dell'orologio e qualche altra nozione che dia l'idea della diversità che esiste tra le varie lingue.
UN’OCCASIONE
I bambini, perciò, non imparano affatto a parlare una seconda lingua e tanto meno a leggerla e a scriverla.
Insomma, una grande occasione perduta.
Non soltanto perché questo apprendimento inizia ufficialmente - per tre ore a settimana - soltanto in terza elementare, ma anche perché la scuola si limita a fornire nozioni "di contorno", relative alla diversità tra le lingue. Ma questa diversità il bambino la apprende comunque, senza bisogno di seguire un corso specifico di sensibilizzazione, ma semplicemente sentendola parlare.
SOLO TEORIA
Insomma, nella maggior parte dei casi attualmente l'apprendimento linguistico nella nostra scuola è qualcosa di teorico.
Rassomiglia, potremo dire, a un corso di nuoto per principianti in cui si spieghi agli allievi per filo e per segno che cosa sia l'acqua e in che cosa consista il nuoto, senza, però, mai invitarli a buttarsi in piscina.
Ben venga, quindi, l’anticipo dell’insegnamento della lingua straniera per i bambini italiani, ma a patto che ci si ricordi davvero delle grandi capacità delle loro menti negli anni dell’infanzia, facendoli cimentare quindi in concreto con la seconda lingua.

Ed allora quale può essere "il metodo" che permette ai bambini di apprendere la seconda lingua?

I bambini possono imparare una seconda lingua già nella scuola materna (e anche prima), per "immersione" in un bagno linguistico, senza fatica e in maniera del tutto spontanea. E’ essenziale, però, che siano a contatto con persone parlano fluidamente la lingua straniera, con una pronuncia corretta.
Queste dovrebbero utilizzare, soprattutto nelle fasi iniziali, filastrocche e canzoncine, metodo che consente ai bambini di assimilare con facilità intere sequenze di parole, di memorizzarle e di scoprirne man mano il significato e il possibile impiego in contesti simili e diversi.
Servirebbe anche usare la seconda lingua in tanti e diversi contesti quotidiani, mentre il bambino è impegnato in qualche attività o scambio comunicativo - mentre gioca, mangia in mensa, studia o fa ricerche in gruppo con altri - ed è quindi pronto a cogliere il significato di un'espressione, l'utilità pratica e il valore pregnante di una frase, di un'osservazione, di un'ingiunzione, di un invito. Il che è assai più efficace ai fini dell'apprendimento di quanto non sia la traduzione passo passo di ogni singola frase o parola."














© Corriere della Sera





Insomma, una grande occasione perduta.
Non soltanto perché questo apprendimento inizia ufficialmente - per tre ore a settimana - soltanto in terza elementare, ma anche perché la scuola si limita a fornire nozioni "di contorno", relative alla diversità tra le lingue. Ma questa diversità il bambino la apprende comunque, senza bisogno di seguire un corso specifico di sensibilizzazione, ma semplicemente sentendola parlare.
SOLO TEORIA
Insomma, nella maggior parte dei casi attualmente l'apprendimento linguistico nella nostra scuola è qualcosa di teorico.
Rassomiglia, potremo dire, a un corso di nuoto per principianti in cui si spieghi agli allievi per filo e per segno che cosa sia l'acqua e in che cosa consista il nuoto, senza, però, mai invitarli a buttarsi in piscina.
Ben venga, quindi, l’anticipo dell’insegnamento della lingua straniera per i bambini italiani, ma a patto che ci si ricordi davvero delle grandi capacità delle loro menti negli anni dell’infanzia, facendoli cimentare quindi in concreto con la seconda lingua."



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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito