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«non un killer, ma un autolesionista che poi si suicida»




Com´è andata si sa. Adesso, tutti a chiedersi perché Mauro Antonello, «una persona perbene», ha progettato per giorni a tavolino la strage di Chieri, otto morti. «Tempo sprecato», secondo il criminologo Francesco Bruno, docente di psicopatologia forense all´università La Sapienza di Roma.
«Il movente non esiste - spiega Bruno- è la costruzione di una mente paranoica. Un gesto di lucida follia, mormoreranno al bar i compaesani: è vero». Bruno non vede contraddizione tra pazzia e razionalità: «Antonello avrà studiato almeno due anni il modo di far fuori tutti quelli che gli davano fastidio».


Due giorni fa a Reggio Emilia un colonnello in pensione ha sterminato mezza famiglia. Ieri, stesso copione con la variante del suicidio riuscito. L´elenco delle tragedie famigliari s´allunga ogni giorno. Professor Bruno, le persone perbene sono i nuovi serial killer? Si diffonderà la paura?

«La gente si è chiusa molto, ma è un errore. Esistono tre categorie di uomini. I buoni, quelli a cui capita di voler fare secco l´automobilista reo di zigzagare da una corsia all´altra, ma non lo fanno perché uccidere è culturalmente sbagliato. I cattivi che se ne fregano delle convenzioni sociali e, per dire, ammazzano per soldi. I malati tipo Antonello: elaborano nella loro mente una frustrazione e la combattono, fino alla morte».

Perché tante stragi in famiglia finiscono col suicidio dell´assassino?

«Mauro Antonello è diverso dal misterioso serial killer di Washington coi suoi 9 omicidi. Il serial killer ammazza perché gli piace, gioca con le vittime. Quando si fa prendere confessa quasi per narcisismo: non cambierà mai neppure dopo vent´anni di carcere. Il paranoico invece si può curare: non è un criminale ma un disgraziato autolesionista. E dopo aver sparato si ammazza».

Comperare un fucile in Italia non è facile. Perché tante armi in mano a persone con disturbi psichiatrici?

«Si tratta spesso di ex poliziotti, militari in pensione come il colonnello della Finanza di Reggio Emilia: gente che conserva la pistola d´ordinanza. I paranoici possono trovarsi bene in strutture militari: ordine, abitudine al sospetto, disciplina. Di certo non hanno mai preso una multa in vita loro, e nel quartiere passano per persone perbene. Andrebbero seguiti, invece sono soli. Gli ospedali psichiatrici non ci sono più, la società ha dimenticato i matti».

Sono passati 22 anni dalla scomparsa di Basaglia, il padre della legge che impose la chiusura dei manicomi. A ogni «gesto di lucida follia» si torna a discutere di quell´intuizione. Che ne pensa?

«La 180 resta una legge giusta. Il problema non è aver perso le strutture ma il controllo sociale dei malati. Oggi se la scuola individua un ragazzo con disturbi psichiatrici lo espelle: quello si mette a lavorare e di colpo, una mattina, uccide ex moglie, suoceri, vicini».

La società ha dimenticato i matti, il cinema no. «Red Dragon», terza serie di Hannibal Lecter, «Murder by numbers» con Sandra Bullock, «Bowling for Columbine», il documentario ispirato all´eccidio in un liceo. Arriva una valanga di film su omicidi programmati, domestici, seriali. Non si rischia d´innescare un fenomeno d´emulazione in menti instabili?

«Sì e no. Il male è nato prima del cinema: l´uomo è un animale cattivo di natura, che la cultura educa alla bontà. Depressi e paranoici sono nel limbo. Possono essere affascinati dalla violenza per emulazione, ma è un´occasione, non una causa. Antonello ha ucciso come in molte altre storie di cronaca nera. In una società che censura i resoconti sugli omicidi, come ai tempi del fascismo, l´avrebbe fatto lo stesso».
( 16 ottobre 2002 - La Stampa)




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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito