Alzheimer, il male che spegne il cervello
ALZHEIMER, IL MALE CHE SPEGNE IL CERVELLO
Colpisce la memoria e le funzioni mentali, crea disorientamento e ogni anno in Italia sono diagnosticati 80mila nuovi casi. E’ il morbo di Alzheimer, la patologia degenerativa delle cellule nervose che causa la perdita delle funzioni intellettive (il pensare, parlare, ricordare) tanto da rendere impossibili anche i più semplici atti della vita quotidiana.
Il morbo, che prende il nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che nel 1907 per primo ne descrisse i sintomi e gli aspetti neurologici, è la più comune causa di demenza. Nella maggior parte dei casi l’Alzheimer colpisce gli individui che hanno superato i 65 anni, ma, seppur rari, sono stati studiati taluni casi di malattia precoce, in soggetti ben più giovani.
Nelle sue fasi iniziali l’Alzheimer è caratterizzato da manifestazioni sintomatiche che non facilmente vengono collegate alla malattia. Questa patologia, infatti, è diagnostica molto tardi e solo in Italia la metà dei pazienti al momento della diagnosi non è più in grado di capire il significato della propria malattia.
Dai primi sintomi, che consistono nella perdita di memoria associata a depressione, ansia e improvvise alterazioni del comportamento, l’Alzheimer provoca nei pazienti tutta una serie di disturbi delle funzioni cognitive che inibiscono la capacità di ricordare, parlare, pensare, e perfino compiere correttamente alcuni movimenti e percepire gli stimoli.
Malattia tanto grave, di cui si sa ancora poco. Le cause sono pressoché sconosciute. Sono stati individuati taluni fattori di rischio (età, sesso, traumi cranici), ma una terapia in grado di prevenire o curare l’Alzheimer purtroppo non esiste.
Dagli studi fatti tutt’oggi non è risultata alcuna prova sicura che un particolare gruppo di persone sia candidato a sviluppare la malattia: razza, professione, posizione geografica, livello socio-economico non sono fattori determinanti. E’ certo, però, che più s’invecchia e maggiori sono le probabilità di contrarre il morbo, mentre sembrerebbe che il numero di donne affette da tale malattia è superiore al quello degli uomini, anche se tale dato può essere ingannevole, considerando che le donne vivono mediamente più a lungo dei loro compagni.
Fino ad oggi nessuna terapia è risultata efficace nella cura di questo tipo di demenza. Oltre a farmaci specifici per alleviare i disturbi consequenziali della malattia quali ansia, depressione, allucinazioni e insonnia, l’unico trattamento specifico si basa sull’inibire l’enzima che tende a distruggere l’acetilcolina. Questo neurotrasmettitore fondamentale per il passaggio dei messaggi tra una cellula cerebrale, nei malati di Alzheimer è scarso e pertanto si cerca attraverso la somministrazione di inibitori dell’acetilcolinesterasi (enzima distruttivo) di aumentarne la quantità.
Tutti tentativi per migliorare la qualità di vita dei malati di Alzheimer che spesso appaiono spaesati, demoralizzati e portati alla commozione e al pianto. Una condizione molto difficile da sostenere anche per le persone che, con tanta forza e volontà, si prendono cura di loro.
(di Francesca Procesi - Qui Italia 18-10-2002)