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La depressione e’ giovane


Si chiama depressione il male che divide negli ultimi tempi genitori e figli d’Italia. Perché se i primi sono fermamente convinti che i loro pargoli ne soffrano, questi ultimi non hanno esattamente la stessa opinione. Di se stessi dicono: “Noi stiamo bene”. Eppure i dati sul “male di vivere” giovanile sembrano parlare d’altro. In Italia ci sono 10.717.851 minorenni. Di questi 2.350.322 hanno un’età compresa fra i 14 e i 17 anni, la fascia più facilmente esposta al rischio depressione.

Un rischio che diventa realtà sempre più facilmente tanto che negli ultimi 15 anni c’è stato un forte aumento del ricorso agli specialisti della psicologia familiare. Sia da parte degli adolescenti che da parte degli adulti. In particolare è incrementato del 50% il numero dei giovani che si sono recati almeno una volta da uno psicologo dell’infanzia. Mentre quello degli adulti è salito del 40%. Anche se un genitore che va dallo psicologo spesso non lo fa per se stesso, ma per cercare di risolvere i problemi del figlio.

In tutti gli strati sociali si è registrato un aumento tendenziale al bisogno di personale sempre più preparato in materia. Anche per questo, negli ultimi anni, è praticamente raddoppiato il numero delle scuole per la formazione di specialisti adibiti all’ascolto dei giovani. Si tratta di figure che svolgono un ruolo prevalentemente legato alla prevenzione. Nelle scuole come nei consultori. Luoghi in cui sono stati aperti appositi centri di sostegno per i più giovani.

La presenza di personale altamente preparato in queste sede si è rivelata assai d’aiuto non solo agli adolescenti, ma anche alle loro famiglie. Quando i genitori non hanno sufficiente tempo per venire incontro ai propri figli possono affidamento su personale specifico. I centri diventano allora un importante punto di riferimento e supporto. Anche se non possono, è chiaro, sostituire del tutto il ruolo di madri e padri.

Che rimangono figure centrali nella crescita dei ragazzi. I problemi dei più giovani infatti nascono quasi sempre in famiglia. E’ quanto ci segnalano gli esperti. Quando il dialogo è poco e i vizi tentano di colmare i vuoti della parola, il meccanismo si inceppa. E figli e genitori ne pagano le conseguenze. Anche fisiche. La depressione giovanile, infatti, proprio come quella degli adulti, ha i suoi effetti visibili. Insonnia, apatia, noia, conflitti con i genitori e gli amici. Ecco solo alcuni esempi.

Tutti fattori non trascurabili. Considerando anche le conseguenze pratiche che comportano nella vita dell’adolescente. Soprattutto poi quando questo male comincia a necessitare di cure mediche specifiche. Negli ultimi 15 anni l’uso di antidepressivi e tranquillanti fra i giovani è cresciuto del 47%. Segno che la depressione giovanile non è sicuramente un disagio da trascurare.

di Alessandra Migliozzi (Fonte: quitalia - ottobre 2002)


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito