Un decalogo per la dislessia
Difficoltà di lettura associata quasi sempre ad errori ortografici: ecco le manifestazioni più tipiche della dislessia, che colpisce circa il 5% della popolazione. Per sensibilizzare sul problema, dal 28 ottobre al 2 novembre torna la settimana europea della dislessia, cui per il secondo anno consecutivo partecipa anche la A.I.D., Associazione Italiana Dislessia, che organizza seminari nelle scuole e apre le porte delle sue sedi in tutta Italia. Un decalogo poi, lavoro congiunto della Fondazione Mariani e dell’associazione stessa, aiuta gli insegnanti ad affrontare questo disturbo dell’apprendimento.
“In caso di sospetta dislessia, consigliare una consulenza specialistica tempestiva; incoraggiare il bambino e non metterlo in imbarazzo davanti alla classe definendolo lento, pigro o svogliato”. Così recitano i capoversi chiave del decalogo elaborato dalla A.I.D e dalla Fondazione Mariani, ente benefico milanese che dal 1984 si occupa di neurologia infantile. E’ molto importante infatti non colpevolizzare il bambino dislessico. “Non è un disturbo sensoriale o cognitivo – spiega Luisa Lopez, neurofisiologa di A.I.D. e rappresentante dell’Associazione all’Osservatorio Permanente per l’Integrazione Scolastica delle Persone in Situazione di Handicap presso il Ministero dell’Istruzione – I dislessici hanno un’intelligenza normale ed è giusto che abbiano le stesse opportunità didattiche degli altri bambini, e che poi, in orario post scolastico, vengano seguiti dagli specialisti, quali neuropsichiatri infantili e logopedisti.”
La dislessia è un disturbo dell’apprendimento che si individua alle elementari, o già dall’ultimo anno di scuola materna se i bambini vengono avviati ad una pre-alfabetizzazione. Solitamente diviene molto evidente in terza elementare, quando leggere dovrebbe essere automatico e finalizzato alla comprensione del testo. Se il bambino è troppo impegnato nell’operazione stessa della lettura, non presta sufficiente attenzione ai contenuti.
Secondo una stima, il disturbo colpisce in Italia il 5% della popolazione, vale a dire 1.500.000 persone. “Il dato è fermo, nel senso che non risulta variato rispetto al passato – riprende Luisa Lopez – Tuttavia questa è una stima che dipende dalle diagnosi effettive. Oggi la capacità diagnostica è migliorata perché si tende ad uniformare i test, mentre una volta c’erano criteri differenti”.
Che cosa si fa per curare la dislessia? “Ogni dislessico ha il suo profilo. Alla difficoltà di lettura quasi sempre è associata la disortografia (errori ortografici), a volte la disgrafia (corpo di scrittura non chiaro) e la discalculia (difficoltà di calcolo). A ciascuno quindi la sua terapia, come riabilitazione logopedica o accorgimenti didattici quali il supporto di computer e di registratore.”
Più difficile è stabilire le cause del disturbo. “Ci sono alterazioni fonologiche, cioè difficoltà di acquisizione dei suoni. – prosegue la specialista – Non è però un disagio psicologico, anche se spesso da una dislessia non compresa possono scaturire problemi psicologici”.
Se la dislessia non viene diagnosticata per tempo, può condizionare una persona per tutta la vita. La perdita di autostima è la prima conseguenza. A.I.D. ha di recente presentato i risultati di un’indagine condotta su alcune scuole professionali dell’Emilia Romagna da cui emerge un numero di studenti dislessici maggiore che tra i coetanei che frequentano altre scuole. E’ possibile pertanto che, in alcuni casi, la scelta dell’indirizzo di studio sia stata suggerita da insuccessi conseguiti nella scuola dell’obbligo, anziché dall’attitudine. Eppure la dislessia non impedisce carriere professionali di successo. Sembra infatti che geni dichiarati come Einstein e, prima di lui, Leonardo soffrissero proprio di dislessia.
di Simonetta Magnani
Il decalogo per gli insegnanti
1 - in caso di sospetta dislessia consigliare una consulenza specialistica tempestiva
2 - coordinarsi con gli operatori sanitari e la famiglia
3 - incoraggiare sempre il bambino
4 - non assegnargli incarichi troppo onerosi o fuori dalla sua portata
5 - concedergli più tempo per rispondere, per leggere e per scrivere
6 - mettere in evidenza le altre capacità che possiede
7 - concedergli molta attenzione e infondergli fiducia in se stesso e nelle sue capacità
8 - non metterlo in imbarazzo davanti alla classe, evitare definizioni come lento, pigro, svogliato
9 - non confrontare i suoi risultati con quelli dei compagni
10 - se necessario usare sussidi e supporti didattici come cassette video, audio e cd rom, utilizzare il pc per la scrittura, etc.
(29 OTTOBRE 2002; Il Nuovo)