L'italia ha paura
L'ITALIA HA PAURA
Scientificamente è chiamato DAP, sigla che ai molti può suonare anonima e sconosciuta. Eppure, se parlassimo dei terribili sintomi degli attacchi di panico, sarebbero in molti a riconoscerli, ricordando un'esperienza profondamente angosciante. Stando alle ultime ricerche del prof. Revetto dell'Università di Parma, sono sempre di più, infatti, le persone in Italia colpite dal "Disturbo da Attacchi di Panico".
Il dato è di quelli non trascurabili: il 3% della popolazione italiana ne soffre e almeno il 10% delle persone che si rivolgono a psichiatri o psicoterapeuti. In maggioranza le pazienti sono donne, con un età compresa tra i 15 e i 35 anni, ma anche negli uomini il dato è in preoccupante ascesa, segnalando nell'ultimo ventennio proporzioni di tipo “epidemiologiche”. In particolare, nelle aree metropolitane si verificherebbe la crescita più sensibile, testimoniando un disagio sempre più marcato e latente.
I sintomi degli attacchi possono manifestarsi isolatamente, nel qual caso saremmo di fronte ad un singolo attacco di panico, o ripetutamente nei pazienti più gravi, affetti dal DAP vero e proprio. Sono numerosi e, nel loro insieme, spossanti: battito cardiaco accelerato, respiro affannoso, senso di soffocamento, tremori, vertigini, mancanza di equilibrio, confusione mentale, vampate di calore, senso di distacco dal corpo e dalla realtà circostante. Sintomi terribili e portano il paziente in uno stato di paura senza controllo. Paura di impazzire o persino di morire.
Sono momenti di terrore, che possono durare da un minimo di pochi secondi, ad un massimo anche di venti minuti. Anche di più, considerando lo stato di forte “ansia anticipatoria” che può precedere un attacco. Un'eternità che sembra non passare mai, soprattutto in quei casi in cui si presentano in sequenza, attacchi definiti “a grappolo”: un attacco, una pausa, un altro attacco. E così via.
Solo chi abbia mai vissuto questo tipo d'esperienza sa quanto possa essere traumatica. Lascia uno spettro sinistro nella vita delle persone, spinte dal ricordo ad adottare “soluzioni di evitamento”, rinunciando a frequentare luoghi, a ripetere comportamenti e circostanze che avrebbero indotto l'attacco, in base ad una percezione tipicamente distorta dell'accaduto. In realtà, la causa è da ricercare in uno stato di forte malessere psico-fisico del soggetto, spesso acuita da agenti esterni come l'assunzione eccessiva di micidiali cocktail di alcolici, stupefacenti o anche “solo” di farmaci e caffè.
Le cure tuttavia esistono ed è bene rivolgersi con prontezza almeno al medico di famiglia all'insorgere dei primi sintomi. Sarà questi ad indicare lo specialista più adeguato al trattamento terapeutico. La patologia è, infatti, largamente studiata e trattata con una pieno successo nel 40% dei casi, mentre in un altro 40% quasi del tutto risolta. Solo nel 20% rimane particolarmente difficile intervenire, specie quando il disturbo è stato lasciato radicare per troppo tempo. Le terapie più efficaci sono quelle che integrano l'intervento farmacologico con una terapia di tipo psico-comportamentale, che prevede alcune sedute analitiche ed esercizi di autovalutazione. Le statistiche confermano, ad ogni modo, la garanzia di ottimi risultati sin dall'inizio.
La diffusione e le gravità della patologia hanno anche fatto nascere associazioni (in Italia, ad esempio, la Lidap Onlus) e gruppi di “auto-aiuto” specializzati nell'assistenza dei numerosi pazienti. L'accento è posto sull'assoluta necessità di evitare i frequenti episodi di isolamento, deleteri per il paziente e per la famiglia stessa, vittima spesso impotente di veri e propri drammi. Parlare e condividere la propria esperienza “di panico” diventa essenziale per vedere se stessi e il proprio disturbo con maggiore consapevolezza e serenità. Per vincerlo quindi... niente panico e tanta richiesta d'aiuto: sarà ascoltata.
di Manlio Serreti (Fonte:Quitalia)