Una ricerca sulla fine dell'amore
La nostra idea iniziale - spiegano i ricercatori autori della ricerca sulla "fine dell’amore" - era quella di investigare sull'ipotesi che sintomi del disturbo post-traumatico da stress possano essere presenti anche in persone che hanno subito eventi stressanti diversi dai disastri tecnologici o naturali, dagli incidenti e dalle aggressioni. Ambito della ricerca è stato quello dei rapporti d'amore che si chiudono. Lo studio è stato realizzato su 60 studenti dall’età media 22 anni, che sono stati reclutati attraverso annunci lasciati in università. I giovani presentatisi avevano interrotto una relazione affettiva in media da circa sei mesi e la durata media delle relazioni era stata di 20 mesi».
I QUESTIONARI
Il professor Chung e i suoi collaboratori hanno sottoposto diversi questionari a questi giovani, con l'intento di arrivare a misurare alcuni aspetti della loro risposta psicologica all'interruzione del rapporto d'amore, questionari come l'Impact of Event Scale che misura i comportamenti di evitamento e il ripresentarsi intrusivo di pensieri relativi al partner, e il General Health Questionnaire, che valuta la presenza di sintomi di tipo psichiatrico. «I risultati dello studio hanno confermato l'esistenza di stress in persone che hanno sperimentato una rottura affettiva - dice Chung. «Il 72% del campione ha avuto alti punteggi all'Impact of Event Scale, ed è emersa una relazione significativa tra i pensieri intrusivi, il comportamento di evitamento e le condizioni di salute».
ANSIA E DEPRESSIONE
Queste conseguenze psicologiche si sono sviluppate in giovani che avevano avuto relazioni tutto sommato molto brevi, un elemento che lascia intendere quanto devastanti possano essere le conseguenze psicologiche della fine di una storia d'amore durata molti anni. Dagli studi realizzati negli anni precedenti si sapeva anche che alla fine dell'amore è associato un elevato rischio di sviluppare uno stato depressivo, ma lo studio di Chung non ha confermato il dato.
Più che dalla depressione i ragazzi sembravano tormentati dall'ansia, ma anche questa deve essere una caratteristica tipica della loro giovane età.
A 20 anni si ha la consapevolezza dell'alta probabilità di aprire entro breve una nuova relazione, esattamente il contrario di quello che avviene a chi è avanti negli anni. I ragazzi studiati dal professor Chung avevano dallo loro parte la speranza, il miglior vaccino nei confronti della depressione. Infine, come il buon senso già sa da tempo, gli psicologi oggi riconoscono che altri fattori possono incidere sulla profondità della ferita affettiva inferta da un partner che se ne va, come la durata della relazione e la sua intensità, la facilità con la quale si riesce a trovare un altro partner, e anche il ruolo attivo o passivo giocato nella risoluzione di un rapporto d'amore. Come sempre, chi subisce è colui che impiega più tempo a far rimarginare le sue ferite psicologiche.
( Autore:Danilo Di Diodoro)
REAZIONI ALL’ABBANDONO
Diversi studi psicologici sono stati condotti negli anni passati, soprattutto su separati e divorziati, per cercare di capire quali sono le reazioni psicologiche degli esseri umani all'abbandono affettivo. Tra i sintomi più frequentemente mostrati da chi è lasciato ci sono l'insonnia e la depressione, ma anche l'abuso di alcol e psicofarmaci, la perdita di peso, l'insorgenza di malattie fisiche, come se l'organismo fosse in qualche modo debilitato dalla perdita dell’oggetto d'amore.
Dice il professor Chung, autore della ricerca citata a fianco, che ha rivisto la letteratura, scientifica sull'argomento: «Ad esempio, le donne divorziate tendono a provare più facilmente depressione rispetto alle donne sposate. Le divorziate facilmente si accusano di essere state responsabili per la rottura del matrimonio, - sostiene l’esperto - si sentono sole e tristi, si preoccupano in maniera esagerata e si sentono molto più prive di speranza rispetto a quelle che sono sposate».
«Altre risposte psicologiche conseguenti alla fine di un rapporto - ricorda il professor Chung - sono: paura, rabbia, astio, sensazione di essere respinti, autocommiserazione, sensazione di vuoto, abbassamento del proprio livello di autostima e, talvolta, sensazione di essere perduti».
FERITE PIU’ PROFONDE
Gli psicoanalisti sono certamente, forse assieme agli avvocati, le persone che più di tutte si trovano a dover affrontare direttamente gli sconvolgimenti affettivi causati dalla rottura dei legami d'amore. Quando una storia finisce, tutti e due i componenti la coppia, o più spesso uno solo, si ritrovano a chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta, spesso a orientamento psicoanalitico. Si può dire che per la psicoanalisi chi soffre troppo alla fine di un rapporto, in realtà, sta soffrendo per un suo disturbo profondo che va al di là della semplice perdita della persona amata, come fa notare lo psicologo newyorkese Martin Bergmann nel suo classico libro "Anatomia dell'amore".
Secondo Bergmann: «La fine dell'amore porta con sé un aumento della rabbia e dell'aggressività dirette ora contro l'amante che li ha abbandonati, ora contro il Sé. Si ha l'impressione che in precedenza l'odio fosse trattenuto dall'amore, ma che ora le chiuse dell'odio e della depressione minaccino di schiacciare la persona colpita dal lutto».
Secondo gli psicoanalisti, quindi, in realtà la sofferenza di chi è stato abbandonato è una sofferenza dovuta non tanto al comportamento dell'amante, quanto alle ferite psicologiche preesistenti.
(Fonte: Corriere-salute)