Viaggi di lavoro e crisi coniugali
Uno studio di alcuni anni fa aveva dimostrato genericamente che il 79 per cento delle coppie sono indifferenti ai ripetuti viaggi di lavoro di uno dei due componenti, che solo il 9 per cento li considerava un problema per la stabilità della coppia, mentre il 12 per cento in effetti dichiarava senza mezzi termini che le separazioni imposte dai viaggi dovevano essere considerate sospensioni utili al rapporto.
La realtà, osservata da vicino attraverso l'occhio del ricercatore, appare però molto più complessa. Un'indagine su questo argomento è stata realizzata da Patricia Roehling e Marta Bultman del Psychology Department dell'Hope College di Holland, nel Michigan. Oltre 950 coppie sono state esaminate per verificare il reale impatto dei viaggi di lavoro sulla stabilità della relazione, e alla fine è emerso che non esiste una regola generale.
Molto importante risulta essere l'atteggiamento della coppia nei confronti dei rispettivi ruoli del marito e della moglie, e poi c'è la questione fondamentale della presenza o meno dei figli. Se in casa non ci sono bambini, le donne tendono a mal sopportare i viaggi del marito; gli uomini, al contrario, sono molto soddisfatti di viaggiare, e non ritengono che i loro spostamenti possano essere un pericolo per la stabilità della coppia. Se invece a casa ci sono già dei bambini, molto dipende da quanto la coppia è tradizionalista nella divisione dei ruoli. Se lei si occupa della casa e dei figli, i viaggi del marito non rappresentano un problema. Ma se la coppia è di quelle in cui ci si divide tutto a metà, lavoro e incombenze di casa, quando a viaggiare è uno solo dei due, l'altro quasi certamente sarà infelice, e la stabilità della coppia potrà essere considerata a rischio.
(Fonte: Corriere-salute)