Quando la scrivania fa diventare impotenti
Passare tutta la giornata in ufficio non fa certo bene al sistema nervoso, ma mai si sarebbe potuto immaginare che lo stress lavorativo potesse addirittura causare una disfunzione erettile. Eppure è cosi, o almeno è ciò che emerge dal XIX° congresso nazionale di Andrologia tenutosi a Bologna. Secondo gli esperti a rendere impotenti i poveri impiegati sarebbero l’ansia e lo stress, spesso dovuti all’aver subito una qualche forma di mobbing, accompagnata dall’esposizione a sostanze tossiche presenti nei medesimi ambienti.
Quello dell’impotenza è un problema che, nel mondo, colpisce circa centocinquantadue milioni di uomini e, nella maggior parte dei casi, la responsabilità di tale disturbo è da attribuire proprio agli stati emotivi eccessivi generati dall’ansia di prestazione professionale. Non ci sono dubbi, infatti, sul fatto che lo stress “regalato” dai ritmi sempre più frenetici del mercato del lavoro non favorisca certo la possibilità di condurre una soddisfacente vita sessuale e se poi, sempre in ufficio, a tutto ciò si aggiungono anche i piccoli soprusi, allora la disfunzione è sempre più probabile.
A sostenere che proprio i maltrattamenti nel luogo di lavoro in ufficio facciano male alla vita sessuale degli uomini è il prof. Carlo Maretti, del centro di Andrologia dell’Università di Parma. Il mobbing, infatti, sostiene il professore, ha gravi ripercussioni ansiogene e depressive che si ripercuotono negativamente sulla funzione sessuale e quindi sulla qualità della vita.
Sembra che tale fenomeno si manifesti maggiormente in ambienti lavorativi tecnologicamente avanzati, dove la pressione sociale, le aspettative e la competizione sono a livelli superiori. I comportamenti più ricorrenti rivolti ai cosiddetti “mobbizzati” sono: calunnie e maldicenze, sabotaggio al lavoro svolto dal dipendente o collega che sia, esclusione o offese a lui rivolte con l’intenzione di umiliarlo, svalutazione del suo operato, minacce e, in casi estremi, sanzioni penali e amministrative ingiustificate a suo carico.
di Lucia Ghebreghiorges (articolo pubblicato su Quitalia)