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Si va dall'andrologo solo per le misure


"SI VA DALL'ANDROLOGO SOLO PER LE MISURE"

E’ il timore di avere il pene piccolo, e non un sano desiderio di prevenire le principali malattie all’apparato riproduttore maschile, la molla che spinge gli italiani a farsi visitare dall’andrologo. Un errore che può costare caro in termini di salute, specie a lungo termine. Ed infatti tra la popolazione maschile del nostro paese è in crescita il numero di casi di infertilità, eiaculazione precoce e deficit erettivo. Problemi che potrebbero facilmente essere curati rivolgendosi ad uno specialista.

Invece, l’82% degli uomini che si sottopongono ad una visita dall’andrologo hanno in mente una sola domanda: “Dottore, ce l’ho normale? Potrò soddisfare la mia partner o devo operarmi per farlo ingrandire?”. Una paura che si giustifica solo con il bombardamento di immagini e di informazioni inesatte che provengono da fonti non scientifiche, ad esempio dal confronto con le prestazioni del divo del porno visto in azione nel videoregistratore di casa.

In realtà si tratta spesso di un timore assolutamente infondato, come specialisti ed esponenti della comunità medica continuano a ripetere ad un esercito di uomini che si misurano con riga, centimetro e goniometro, alla ricerca di una dose supplementare di autostima. Molti uomini con il cruccio di non essere della misura giusta hanno invece proporzioni perfettamente normali. Il problema è che non è di questo che ci si dovrebbe preoccupare.

Lo sanno bene quegli andrologi che tra il 2001 ed il 2002 hanno effettuato ben 24mila visite gratuite durante le settimane di prevenzione andrologica. Secondo i loro dati sarebbero circa tre milioni in Italia gli uomini con problematiche legate all’erezione. Il 20% della popolazione maschile presenta invece problemi di eiaculazione precoce, mentre i casi di infertilità riguardano circa 60.000 coppie italiane.

Sono queste le disfunzioni che dovrebbero preoccupare e convincere a varcare la porta dello studio di uno specialista. Soprattutto perché mentre le donne sono ormai abituate a fare la prima visita ginecologica intorno ai 18 anni in compagnia delle madri, gli uomini preferiscono procrastinare a tempo indeterminato. A meno che non si abbia paura di essere troppo “piccoli” rispetto ai coetanei. Ed ora che il servizio di leva non è più obbligatorio, è venuta a mancare la visita di rito in cui si informavano i ragazzi di eventuali problemi legati all’età dello sviluppo, come varicocele, criptorchidismo ed incurvamento del pene.

Invece, in una sorta di black out medico, l’uomo italiano lascia che le stagioni sessuali della sua vita, che gli esperti hanno suddiviso in primavera (0-18 anni), estate (19-45 anni) ed autunno (46-55 anni), trascorrano all’insegna del motto “io speriamo che me la cavo”. E così a volte può diventare troppo tardi per arginare i danni.

Per gli uomini ossessionati dalla super-prestazione, però, la società italiana di andrologia (Sia) sta completando una scheda antropometrica del pene sui dati dei circa 12mila maschi italiani che si sono sottoposti alla visita gratuita. Verranno così definite misure più esatte in rapporto all’altezza, peso ed età di ogni individuo. E con questa griglia di riferimento si dovrebbe fugare ogni dubbio di sorta.

Sono inoltre allo studio iniziative di informazione che coinvolgano le scuole ed i medici di famiglia allo scopo di creare una cultura della prevenzione, perché si vada dall’andrologo quando si ha il sospetto di avere qualcosa di serio e non solo perché si vuole essere rassicurati sui centimetri di virilità a disposizione.

Nell’attesa di poter leggere la tabella della Sia, un dato scientifico esiste già. Gli specialisti, pur essendo poco inclini a dettare misure, considerano un pene piccolo solo se è al di sotto degli 8-9 cm in erezione. Ma è meglio essere i fortunati possessori di un pene normalissimo ma in perfetta salute, piuttosto che dei superdotati costretti a sottoporsi a cure e terapie per avere una vita sessuale soddisfacente ed assicurarsi la possibilità di procreare.




UOMINI: MA CHE FATICA AVERE A CHE FARE CON ''LUI''!
Dubbi e perplessità: ma l’organo maschile è ancora sinonimo di potere?
di Annarita Triarico
C’era una volta il lingam sacro agli indù. Ma anche il corno, il monolite, l’obelisco ed il serpente biblico. Immagini falliche di un passato che celebrava la potenza vitale del membro maschile ed il suo posto d’onore nella società. Riflessi di un’epoca che aveva per protagonisti il pater familias, il prode guerriero ed in seguito il principe azzurro (ma questa è un’altra storia). Cosa è rimasto di tutto questo in un’epoca in cui perfino le torri più alte cadono miseramente al suolo?

Ben poco, sembra. Con buona pace di Freud che identificava qualunque cosa di forma non tondeggiante con l’attributo maschile, qui c’è aria di vera crisi. Ansia da prestazione, ossessione per le misure, frigidità maschile, stress, ecco i problemi che affliggono il maschio di oggi, perseguitato dallo spettro di un destino ignominioso ed inevitabile: l’impotenza. Altro che società fallocratica. Le femministe hanno di che essere soddisfatte: con l’aria che tira di falli al massimo ci resteranno quelli del calcio.

Al giorno d’oggi basta una semplice serata a teatro per accorgersi di quanto l’aria sia cambiata. Ad esempio al teatro dei Satiri di Roma, che mette in scena l’happening “Le confidenze del pene” con Francesco Paolantoni, Neri Marcoré e Gioele Dix. Oppure a Londra con “Talking Cock” di Richard Herring e in Argentina e Spagna i lavori di José Montero. Sulla falsariga dei “Dialoghi della vagina”, ora anche l’organo maschile prende la parola, ma la sua è la voce di una sconfitta.

Passato attraverso l’aiutino del Viagra, dei consigli del sessuologo, delle cure dell’andrologo, delle sedute dello psicanalista, il pene di oggi vive una storia di smarrimenti, dubbi e disfatte quotidiane. Sua maestà è nudo, e se il pubblico femminile in sala se la ride gli uomini in platea masticano amaro.

Ed è poco consolante che ad occuparsi del difficile rapporto tra l’uomo e le sue parti intime sia stato uno scrittore come Moravia nel romanzo “Io e lui”. O che un comico come il Benigni nazionale lo abbia esaltato in tutta la sua più colorita terminologia nel corso di un monologo improvvisato che coinvolse anche una imbarazzatissima Raffaella Carrà. O che esista una divertente serie di fumetti intitolata "il migliore amico dell’uomo”. Vogliamo mettere con i fasti delle celebrazioni del passato?

Alla fatidica domanda sul come un uomo viva la presenza di “lui” le risposte sono in genere di due tipi. O si riconosce senza pudore che “E’ lui a controllare me, io non c’entro”, oppure si confessa un angoscioso elenco di paure del tipo “E’ brutto, forse non è all’altezza, temo mi pianti in asso sul più bello”. Il che lascia pensare che il rapporto tra i due sia una faccenda complicata fin dai tempi più remoti. Sia come sia, in un modo o nell’altro sono state sempre le donne a farne le spese.

Ma nel frattempo il sospetto che circola sempre più insistentemente è che, tra i due, sia proprio la controparte femminile ad aver guadagnato varie lunghezze nel corso degli ultimi secoli. L’evoluzione sembra in questo favorirci. Immuni alla maggioranza dei problemi che invece rendono difficile la vita del maschio, le donne marciano più leggere.

Già, perché a ben pensarci, il mistero del pene racchiude la chiave esemplificativa dell’essere uomini. Le donne si interrogano sul cosa significhi vivere con una parte di sé tanto ingombrante da avere voce propria. E non riescono ad immaginarselo. Gli uomini ora danno voce alle difficoltà di comunicazione con le zone più a sud del corpo, ma le loro ragioni suonano come una giustificazione ai più comuni difetti maschili. Risultato: i due sessi continuano a non comprendersi in un confronto all’insegna della reciproca curiosità e della diffidenza.

E la favola di Adamo ed Eva continua.


Autrice dei due articoli: Annarita Triarico


(I due articoli sono stati pubblicati su Quitalia - novembre 2002)














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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito