Violenza sulle donne: percosse in casa la piaga più diffusa
Un tempo tanto frequenti quanto nascoste tra i segreti che non uscivano mai dalle mura di casa, le violenze domestiche subite dalle donne non sono assolutamente un malcostume scomparso.
Al contrario: secondo una ricerca di Telefono Rosa le percosse in casa sono al primo posto tra le violenze perpetrate sulle donne.
Ma rispetto al passato, sempre secondo la ricerca, le mogli ora sono molto meno disposte a subire.
La ricerca - Le voci segrete della violenza 2002, effettuata su un campione nazionale di 1766 donne tra i 18 e i 65 anni - mette comunque in evidenza un calo degli episodi rispetto a dieci anni fa: le percosse in casa rappresentano il 37 per cento delle violenze, contro il 49 del ’91.
Fortemente in calo la violenza economica, esaminata in tutte le sue componenti, dal furto alla mancata corresponsione degli alimenti: 16 per cento rispetto al 34 del '91 e al 67,1 del '94.
Aumenta invece la violenza psicologica.
Il quadro complessivo dello studio suggerisce, secondo i ricercatori, che le donne hanno acquisito maggiore consapevolezza nel difendere la propria personalità e le proprie condizioni materiali.
Se il 50 per cento di chi ha subito violenza confessa di non essersi rivolta a nessuno, una confortante percentuale, il 20, ha deciso invece di chiedere l'aiuto della polizia o di un avvocato.
Un cambiamento che potrebbe avere come cause “l'afflusso di tante donne all'interno delle istituzioni, in particolare delle forze dell'ordine, e una maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul problema della violenza all'interno delle mura domestiche”.
E’ la gelosia il motivo più frequente dei maltrattamenti contro le donne.
“L'uomo – secondo la lettura dei dati - riversa sulla donna tutta la carica aggressiva delle proprie insoddisfazioni''. E molti dei problemi deriverebbero dal fatto che il “maschio” “non ha pienamente accettato il concetto della parità dei diritti e dei doveri con la donna”.
Altro dato allarmante è quello sulla precocità con cui gli uomini arrivano ad atti di violenza.
La disposizione a subire, inoltre, è strettamente legata a condizioni sociali e categorie professionali: la reazione, il rivolgersi alle forze dell’ordine è molto più raro tra le casalinghe, le pensionate e tra chi ha una scarsa istruzione.
Cambia anche il quadro dell’uomo violento: è un marito nel 72,68 per cento dei casi segnalati, un convivente nell'11,32.
Segno che anche le famiglie di fatto, sempre più numerose, non siano immuni dal seguire cattivi modelli relazionali.
Il “manesco” è un impiegato nel 20,78 per cento dei casi. Ha un'occupazione precaria o instabile. Nell’83,97 per cento non ci sono problemi di alcool né di droga.
(3 DICEMBRE 2002 - FONTE: IL NUOVO)