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Genitori, figli e liberta' di bancomat


Chissà che cosa ne direbbe Paperon de’ Paperoni. Probabilmente uno di quei ruggiti dei suoi, capaci di far tremare il forziere. Le poste italiane cui, sia detto per inciso, va ascritta di recente una meritoria ottimizzazione (ci si perdoni il brutto neologismo) del servizio, avvia in questi giorni la sua rivoluzione capitalistica.
In altre parole: Postamat, un piano di risparmio dalla più tenera età in poi. Ai bambini e ai loro genitori è proposto un cammino tutto al di sotto della fatidica maggiore età, lungo il quale sin dai dodici anni i nostri frugolini potranno (anzi potrebbero, a seconda della disponibilità d’animo dei magnanimi o spilorci genitori) disporre del proprio denaro, da accantonare ma anche da prelevarsi grazie a un comodo e apposito tesserino simil bancomat.

Prima di intraprendere questo cammino arditamente in bilico fra risparmio consapevole e spesa dissennata, ci si permetta un consiglio agli inermi genitori.
Un libro prezioso e utilissimo per imparare a trattare con loro il tema scottante del denaro: Figli e Soldi: come educare i nostri figli a spendere, risparmiare, guadagnare e donare agli altri di Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi (Sperling & Kupfer editore). Terminata la lettura, ahinoi, bisogna pur mettersi all’opera.
La responsabilizzazione del fanciullo, in termini di denaro, è sacrosanta. La ricchezza, o anche soltanto la moneta, non sono né un idolo da venerare né sporcizia da trattare in punta di dita, per schizzinosità.
Il denaro è un mezzo, che va trattato – cioè risparmiato e speso – con coscienza: l’educazione dei figli non può non contemplare anche questo importante aspetto della vita.


Ma un comportamento responsabile nei confronti dei soldi, propri e altrui, è il traguardo di un lungo, delicato cammino pieno di inciampi. Non un imperativo-riflessivo come lasciano intendere i nomi che le nostre poste hanno escogitato per i piccoli risparmiatori: «io cresco», «io conosco», dove si suppone che il fatto di poter disporre dei propri soldini costituisca già il raggiungimento dell’obiettivo.
Senza bisogno di lavate di capo, paghette negate per colpa di un brutto voto, premi elargiti a sorpresa.
Diciamocelo francamente: mettere in mano a un bambino di dodici anni o giù di lì una tessera nuova di zecca, seppure con plafond assai limitato, lascia qualche brivido sulla schiena. Non per tema di un collasso drastico del bilancio familiare: non è questo il punto.

La questione è più delicata, e ancora una volta rientra in quell’universo di parole e sentimenti che è l’educazione dei figli – cioè il mestiere più difficile del mondo, per il quale tutti ci chiediamo almeno mille volte al giorno se è davvero sempre stato così tremendamente difficile.
E non vogliamo pensare che il conto corrente, il bancomat e chissà magari domani anche il libretto d’assegni e il deposito amministrato dei nostri pargoli, siano ancora una volta una scappatoia un po’ vigliacca per rimediare al poco tempo che passiamo con loro, alle tante parole che risparmiamo di dir loro.


di Elena Loewenthal

elena.loewenthal@lastampa.it
(22 gennaio 2003 la stampa)


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito