Un appartamento per educare
L'«Appartamento» è un'esperienza in atto a Novellara ormai da otto anni ed è diventata l'argomento di una tesi di laurea che, una studentessa di Carpi, sta preparando e che discuterà a febbraio o marzo.
Ma recentemente è stata anche illustrata in una seduta in Consiglio comunale da Adorina Catalano, una delle promotrici. L'«Appartamento» è fra le realtà educative riconosciute valide per il tirocinio dei laureandi della facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna.
Eppure, nonostante la ormai lunga esperienza e i buoni risultati ottenuti, rimane ancora una realtà unica e poco conosciuta. In parte perché non rientra nei canoni «consueti» dei servizi sociali e in parte per il riserbo, forse eccessivo, di chi vi opera.
L'«Appartamento» è davvero un appartamento, in via Carlo Cantoni, dove tre pomeriggi la settimana si ritrovano dai sei ai dieci ragazzi, con alcuni volontari e vi trascorrono alcune ore come se fossero in una famiglia numerosa.
«Arrivando da scuola, consumano insieme il pranzo poi stanno in compagnia - spiega Adorina Catalano - discutono dei loro problemi, scherzano, giocano, fanno i compiti aiutati dagli adulti e aiutandosi a vicenda».
L'idea è nata nel 1995 nella scuola media, da parte di persone che volevano fare qualcosa per aiutare alcuni ragazzi ad affrontare i problemi della preadolescenza e dell'adolescenza. Ne hanno parlato con operatori dei servizi sociali, incontrando un certo prudente scetticismo; hanno poi prospettato la cosa al sindaco che invece li ha sostenuti con convinzione.
Il gruppo originario si è poi arricchito di altre presenze; unica professionista è una giovane laureata in psicologia con funzioni di consulente. Un criterio base è che per fare star bene i ragazzi anche i volontari devono star bene.
«Attualmente sono una trentina, presenti a turno. La speranza - concludono i promotori -è poter aumentare il numero delle aperture pomeridiane».
Ma tanti si stanno convincendo, sollecitati da più parti, che il progetto non solo è valido, ma è anche trasferibile e dovrebbe essere meglio spiegato e promosso.
Vittorio Ariosi
(La gazzetta di Reggio 22 gennaio 2003)