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In sella per guarire


Sin dall’antichità il cavallo rivestiva un ruolo fondamentale, non solo come mezzo di trasporto. Per risolvere i problemi d’insonnia, per l’epilessia e per le paralisi già nel II secolo a.C. si faceva ricorso a questo duttile animale. Eppure, solo dopo la I guerra mondiale, l’ippoterapia (questo il suo nome è stata riconosciuta dalla scienza medica come quel complesso di tecniche rieducative che aiuta a superare danni sensoriali, cognitivi e comportamentali. Il tutto attraverso un’attività ludico-sportiva, che si svolge a cavallo.

Nascono così in tutta Italia, fin dagli anni ’70, centri specializzati per ogni tipo di patologia neurologica, da quelle mentali (autismo, schizofrenia ecc…) a quelle che causano handicap motori (sclerosi multiple, paralisi cerebrale). In particolare per queste ultime, l’andatura ritmica del cavallo serve a rievocare la deambulazione fisiologica e contribuisce a ricreare un adeguato tono muscolare.

“Sono convinto che l’ippoterapia sia soprattutto una cura psicologica”, ci ha detto un esperto, il Dott. Dionigi Ruggeri. “La risposta da parte del disabile non può che essere positiva, per l’effetto di simbiosi che si viene a creare con l’animale: la particolare sensibilità di quest’ultimo, lo rende in grado di capire la situazione. Infatti il rapporto che si stabilisce è soprattutto empatico”.

Il Dott. Ruggeri però aggiunge: “C’è purtroppo un problema: in qualche caso le regioni erogano fondi per l’ippoterapia, ma questi vengono in realtà utilizzati per il mantenimento di cavalli che servono anche per altre attività, soprattutto agonistiche, come ad esempio il salto ad ostacoli. Così, i finanziamenti destinati a questa cura vengono impiegati anche per altri scopi.”

Fortunatamente non è sempre così. A confermarcelo è il Tenente Colonnello Francesco Siveri: “Nel Centro Militare Veterinario di Grosseto l’ippoterapia viene svolta a cura del Comitato Femminile della Croce Rossa, i cui iscritti hanno frequentato i corsi preparatori dell’ A.N.I.R.E. (Associazione Nazionale Riabilitazione Equestre). Il progetto non ha nessun fine di lucro, non chiediamo niente ai partecipanti”.

Il Colonnello aggiunge: “Ad essere utilizzati sono gli impianti e i cavalli militari; disponiamo di paddock, tondini e persino di un maneggio coperto. Garantiamo la presenza di una psicopedagoga e di un medico, perché il primo passo è quello della valutazione dell’opportunità di intraprendere la cura, che prevede due sedute a settimana”.

Come in Toscana, anche in altre regioni d’Italia sono attivi centri di ippoterapia, rintracciabili attraverso il sito Internet “Il portale del cavallo”(http://www.ilportaledelcavallo.it/index/index.php).

Si è recentemente fatta strada anche l’onoterapia, una cura che si avvale di scopi e metodologie affini all’ippoterapia, servendosi però di un altro animale: l’asino. “Ha un carattere estremamente docile, ed è meno imprevedibile del cavallo”, ci dice il Dottor Ruggeri. “Inoltre, la scelta di questa pratica da parte dei centri ippici ne evidenzierebbe la buona fede e la mancanza di fini speculativi”.

Sembra difficile, infatti, utilizzare l’asino per qualche attività agonistica. Inoltre, il diffondersi di questa cura alternativa, proteggerebbe questi animali dal rischio di estinzione: “L’Asino di Pantelleria ad esempio, è una razza che potrebbe presto scomparire”, aggiunge il Dott. Ruggeri. “Così come, del resto, l’Asino bianco dell’Asinara”.

Valido rimedio per handicap mentali, l’asino è però meno efficace del cavallo per quelli fisici. A dirlo è il Colonnello Siveri: “E’ l’andatura molleggiata e regolare del cavallo ad essere davvero utile a chi non cammina bene”. Inoltre, l’ultima tappa della terapia (anche se non la principale), è la fase sportiva. Si cerca di insegnare al disabile i fondamenti tecnici dell’equitazione, per renderlo in grado anche di competere in manifestazioni agonistiche, responsabilizzarlo ed evitarne l’isolamento sociale. L’ippoterapia è dunque molto più che un semplice momento ricreativo per il portatore di handicap.


















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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito