In vacanza senza ansia
Riti che dovrebbero portare quell’ondata di relax, divertimento, o comunque appagamento, che tutti si augurano.
Invece... Invece, spesso tutto, almeno all’inizio, si risolve in una grande ansia: ansia da partenza, ansia da divertimento a tutti i costi...
Non va meglio, spesso, per chi rimane forzatamente in città, preso, per esempio, dall’ansia di arrivare quanto prima al sospirato fine settimana per ricaricare un po’ mente e corpo...
Tutto ciò non significa che, improvvisamente, si registri un’impennata di, seppur leggere, sindromi ansiose.
Però è innegabile che in questo periodo è facile registrare un riacutizzarsi degli stati ansiosi in chi, in modo più o meno conclamato, ne soffre.
«Un classico campanello d’allarme dell’ansia patologica è proprio il vivere con tensione anche i momenti di svago, l’incapacità di affrontare lucidamente situazioni comuni come, appunto, lo sono un viaggio, un cambiamento dell’ambiente abituale, una vacanza», fa notare il professor Aldo Carotenuto, che insegna psicologia della personalità all’Università La Sapienza di Roma.
Spesso questo periodo mette a dura prova chi soffre d’ansia, oppure, in altri, fa emergere con più chiarezza un’ansia latente, che in altre situazioni e in altri tempi passerebbe inosservata.
Chi soffre d’ansia, già qualche tempo prima di partire inizia ad avvertire questo stato di agitazione psichica, nonché, in alcuni casi, anche le sue espressioni psicosomatiche (come insonnia e problemi gastrointestinali, per esempio).
Non a caso, «partire è un po’ morire», si dice. È abbandonare, anche se per un breve intervallo, le proprie certezze, le proprie abitudini.
E poiché chi soffre d’ansia ha costantemente paura dell’ignoto, dell’indefinito, è facile che l’idea di un abbandono, anche se momentaneo e piacevole, del proprio ambiente, scateni una crisi ansiosa.
«Avere delle certezze che regolino l’agire quotidiano, fornendo specifici schemi cui adeguarsi e dai quali lasciarsi guidare, può rappresentare uno stile di vita confortante, soprattutto per gli ansiosi, perché solleva dalla responsabilità di scegliere momento per momento che direzione prendere e quali priorità affrontare.
Inoltre, una certa routine consente di sentirsi protetti.
Una protezione, le consuetudini, dalle quali spesso è difficile staccarsi, anche se questo "taglio" è momentaneo ed effettuato per accogliere una seppur piacevole novità, come lo è presumibilmente una vacanza», osserva Carotenuto.
Ma può esserci un’altra spiegazione per la crisi da partenza.
«Il rito della partenza comincia qualche tempo prima della vacanza effettiva. Inizia anche quando si comunica la propria volontà di partire a tutti, amici e colleghi, quasi per esorcizzare un’immagine statica di se stessi.
Eppure, all’atto di preparare la valigia, per esempio, alcuni "entrano in crisi".
Questo segnale può far emergere la consapevolezza che la partenza è in realtà un modo per confermare la liceità d’una fuga, l’ennesimo atto di una vita che appare più vissuta dagli altri, dalle convenzioni (come l’andare in vacanza in determinati periodi) che da se stessi.
L’ansia della partenza, quindi, a volte può rappresentare un segnale, che diventa anche un’opportunità, per molti mancata, di restare».
I momenti che precedono la partenza possono sollecitare l’insorgere di sintomi ansiosi.
Ma anche durante il viaggio, e spesso la vacanza in sé, possono procurare questi effetti.
«L’idea del viaggio, per esempio, è solitamente correlata ad una mancanza di punti di riferimento stabili.
Viaggiare è spostarsi da un luogo all’altro e quindi, in un certo senso, è trovarsi in una sorta di terra di mezzo non compiutamente definibile.
In quanto tale, il viaggiare espone alla possibilità del presentarsi di eventi imprevedibili. Apre al verificarsi di cose in luoghi e situazioni non abitualmente frequentati, con persone sconosciute.
E ciò che non si conosce, per definizione, porta con sé una notevole quota di timori ed ansie», spiega ancora il professor Aldo Carotenuto.
Ma perché, c’è da chiedersi, una volta che la meta è stata raggiunta, "armi e bagagli scaricati", può succedere che l’ansia continui a colpire, soprattutto nel corso dei primi giorni? Non solo per una fisiologica "crisi climatica", ben conosciuta e spiegata dagli esperti in bioclimatologia, ma anche per altri motivi.
Più psicologici in senso stretto.
«È opinione largamente diffusa che la vacanza sia l’unico metodo utile per divertirsi e rilassarsi.
Ma non è detto che ciò corrisponda a verità: il divertimento, la spensieratezza, la gioia, infatti, sono esperienze ed emozioni soggettive, non oggettive come la vacanza in sé, che possono manifestarsi indipendentemente dal contesto in cui si manifestano.
O non manifestarsi che in minima parte, se non permettono di allontanarsi effettivamente, ossia anche interiormente, da conflittualità irrisolte, da problemi concreti».
Claudia Bortolato
(26-06-03; Repubblica-salute)