Si sogna per dimenticare
Passiamo circa sei anni della nostra vita a sognare. I sogni sono la terza attività della mente, dopo il ragionare e il dormire profondamente. L'umanità li ha sempre considerati indispensabili. Quando gli occhi si chiudono e si perde contatto con il mondo esterno gli esseri umani - anche quelli che non ne conservano memoria - diventano spettatori, per quasi due ore a notte, di immagini fantastiche, proprio come davanti a un film dall'impatto fortemente emotivo. I muscoli del corpo si paralizzano mentre il cervello, in corrispondenza di alcune fasi del sonno, torna attivo come nello stato di veglia.
Negli anni cinquanta si è scoperto che i sogni, intesi come visioni vivide e bizzarre, si verificano in corrispondenza delle fasi di sonno caratterizzate da un movimento rapido degli occhi, per questo chiamate R.E.M. (Rapid eye movement). «Ciò che sogniamo - spiega uno scienziato del sonno - accade veramente nei nostri cervelli». Se una persona sta sognando infatti di assistere a una partita di tennis, i suoi occhi - sotto le palpebre - si spostano da sinistra a destra come farebbero nella realtà.
Molti anni prima dell'avvento delle neuroscienze, Sigmund Freud aveva regalato al sogno la dignità di fenomeno scientifico. «Per il padre della psicanalisi - spiega Edmonda Guzzardi, psicoterapeuta - i sogni sono “lettere inviate a se stessi”; ovvero messaggi con cui l'inconscio porta a conoscenza della parte consapevole della mente umana tutta una serie di desideri e impulsi rimossi». In questo senso le visioni notturne utilizzano un linguaggio simbolico per poter esprimere senza censura gli istinti più proibiti (che per Freud sono esclusivamente di natura sessuale).
La psicanalisi ne ha fatto un metodo d'indagine della psiche umana fino a essere seriamente messa in crisi, negli anni 70, da due ricercatori di Harvard: J. Allan Hobson e Robert McCarley. Secondo i due studiosi, i sogni non sono altro che impulsi nervosi del tutto casuali. Grazie a strumenti come la PET (tomografia a emissione di positroni), capaci di mappare le diverse aree del cervello, essi formularono un'ipotesi chiamata di “attivazione e sintesi”.
La fonte dei sogni sarebbe una scarica di impulsi nervosi che parte dal “ponte”, una piccola area alla base del cervello, e “attiva” le cellule della corteccia cerebrale (preposta alla maggior parte delle funzioni cerebrali superiori). Queste scariche provocano immagini e sensazioni che poi il cervello “sintetizza” secondo un significato fortuito.
Nella difficoltà di accettare l'ipotesi in cui i sogni sono tessere di un mosaico messe a caso, altri ricercatori hanno affermato che è vero che gli impulsi nervosi che partono dal ponte forse sono casuali, ma con ogni probabilità vanno a stimolare solo alcune cellule nervose, quelle più attive durante il giorno.
Se da svegli si è subito uno spavento, sarà probabile che di notte le zone cerebrali che controllano l'emozione della paura saranno le più reattive. Questa ipotesi, più di altre, sembra mettere d'accordo psicanalisi e neuroscienza, anche se oggi la conoscenza del cervello umano non permette ancora di fare luce sul mistero.
«Il sogno come fenomeno mentale è materia della psicoanalisi - puntualizza Mauro Mancia, psicanalista e neurofisiologia all'Università degli Studi di Milano. Però è chiaro che l'argomento interessa molte differenti discipline, poiché avviene per lo più all'interno di un fenomeno biologico che è il sonno. Non c'è momento in cui la nostra mente riposa - aggiunge Mancia – e questa è la nostra condanna o la nostra fortuna».
Perché sogniamo? Secondo alcuni la loro funzione è solo neurologica. Senza i sogni - che hanno il compito di mantenere al minimo il “motore cerebrale” - il cervello faticherebbe a tornare in esercizio dopo il “coma” notturno. Secondo altri, attraverso i sogni il cervello rielabora il materiale immagazzinato durante la giornata e fissa nella memoria a lungo termine i dati dell'esperienza più recente. Il fatto che si stenti a ricordare i sogni, secondo alcuni ricercatori, può essere un meccanismo di protezione del cervello: si rischierebbe altrimenti di confonderli con la realtà, con serie conseguenze per il benessere psichico di ognuno.
Un'ipotesi innovativa sostiene che sogniamo per dimenticare. La fase R.E.M. servirebbe infatti a pulire il cervello da ricordi "sporchi", dalle informazioni inutili e dai fatti sconvolgenti o sgradevoli che potrebbero avere conseguenze negative. In alcuni casi i sogni permetterebbero infatti di superare le violenze e gli episodi negativi che durante il giorno vengono rimossi per mantenere l'equilibrio mentale.
Fabiano De Micheli ( pubblicato su La Repubblica)