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Attenti al bimbo-terremoto





Secondo alcune statistiche circa il 2% dei bambini (ma in alcuni paesi la percentuale è superiore) sono iperattivi e hanno disturbi dell'attenzione: una condizione psicofisica che comporta rapidi sbalzi di umore, forte irrequietezza, difficoltà a concentrarsi, irascibilità.
Alcuni ritengono di dover curare con dei farmaci questa "sindrome", in particolare ricorrendo al Ritalin, un anfetaminico che per effetto paradosso riesce a calmare il bambino.
Altri invece preferiscono interventi a carattere pedagogico in quanto considerano che ricorrendo ai farmaci sin dall'infanzia ci sia il rischio di instaurare pericolose dipendenze e abusi.

Sino ad oggi le neuroscienze avevano evidenziato, nei bambini con sindrome da "iperattività e deficit dell'attenzione" (Adhd) delle anomalie in aree del cervello che controllano l'attenzione, in particolare l'area prefrontale dell'emisfero destro.
Ora la rivista scientifica "The Lancet" pubblica i risultati di un gruppo di ricercatori dell'università della California i quali, avvalendosi di un campione di 27 bambini e adolescenti e utilizzando la risonanza magnetica, hanno trovato che è coinvolto anche l'emisfero sinistro, in particolare le aree frontali e temporali che controllano l'impulsività.
Queste aree, importanti per l'autocontrollo, sono meno estese nei bambini iperattivi, mentre sono più estese altre aree situate nella zona posteriore del cervello.

Che cosa comportano sul piano pratico queste conoscenze? Lo studio californiano aggiunge un tassello alla conoscenza dell'iperattività dal punto di vista fisiologico, non ci dice però se nel corso dello sviluppo questa peculiarità si normalizza, sappiamo infatti che il cervello umano continua a svilupparsi sino a 20-22 anni. Queste differenze potrebbero quindi essere legate ad una immaturità dello sviluppo che si può colmare con gli anni: i ritmi di maturazione cerebrale variano da persona a persona e alcune aree possono maturare prima di altre e viceversa.
I bambini di questo studio sono dei casi estremi, nel senso che mostrano livelli di iperattività e di mancanza di controllo elevati, in molti altri casi invece la "iperattività" sconfina in una notevole vivacità, vale a dire in una condizione fisiologica dell'infanzia legata a differenze temperamentali e non certo a delle "anomalie" cerebrali.

Guai se considerassimo iperattivi i bambini vivaci! Il problema è che essere vivaci in condizioni di vita urbana pone problemi che un tempo non esistevano o esistevano in misura decisamente inferiore: bambini e ragazzi potevano infatti sfogarsi in giochi scatenati all'aria aperta e di gruppo e non erano costretti a condurre una vita sedentaria, alternandosi tra i banchi di scuola e il televisore domestico.
In più alcuni bambini tollerano la disciplina meno di altri, non riescono a stare fermi a lungo e hanno tempi di attenzione brevi. A questi bambini bisogna dare la possibilità di muoversi.
Bisogna anche sfruttare i momenti in cui prestano attenzione e studiare dei programmi individualizzati.
Essi infatti non hanno deficit intellettivi, rischiano però di prendere in odio la scuola se non vengono seguiti con metodi adatti e incoraggiati.

(22 Novembre 2003 Il Messaggero)


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito