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"cinematerapia"



Quando un'acconciatura non proprio da copertina ti getta in una profonda crisi d'identità: Grasso è bello, Paura d'amare, L'anima e il volto.
O quando l'unica possibilità che ti viene in mente per scampare al tormento di una madre ossessiva-aggressiva o al capo ufficio tiranno è la Polinesia: Sinfonia d'autunno, Una donna in carriera.
Ti viene da piangere per niente, ti spaventi per la potenziale omicida che è in te quando, con ineluttabile scadenza, sta per arrivare il ciclo mestruale: Love Story, Il paziente inglese.

A ogni umore e idiosincrasia, e le donne sanno che arcobaleno emotivo risplenda anche scottando dentro di loro, c'è il film giusto per curare e lenire, divertire e alleggerire.
Benvenuti nella prozac-cineteca allestita in Cinematerapia, guida per donne - vivamente consigliata anche gli uomini - allestita da due cugine, amiche e appassionate di cinema newyorkesi, Nancy Peske e Beverly West, di cui Feltrinelli ha da poco mandato in libreria la traduzione italiana (pp.293, euro 10,50).

Un vedemecum spiritoso e autoironico, ricco di citazioni, perle di saggezza, schede e recensioni di classici e blockbuster del cinema (per lo più anglosassone, ma con "suggerimenti" anche dalla redazione italiana) di tutti i tempi per compiere la scelta opportuna allo stato d'animo del momento.
Che vai a sapere davvero qual è: se gli uomini ne hanno solo due, dicono le autrici, e cioè "acceso o spento", "noi donne, quando curiosiamo tra gli scaffali della videoteca di quartiere abbiamo da sbrogliare un intrico di echi spirituali, vissuto emotivo e sfumature psicologiche.
Roba da far girare la testa". E allora ecco che ci pensa Cinematerapia a far da bussola, altrimenti al pari di una terapia sbagliata la malattia o la luna storta del momento non passa, anzi: "Guardare Voglia di tenerezza quando avete problemi con vostra madre e volete la conferma che è tutta colpa sua, e non vostra, può essere davvero terapeutico.
Guardare Voglia di tenerezza in un momento in cui invece sguazzate nell'autocommiserazione, nell'incapacità di reagire e nella disperazione più totale perché la mattina dopo avete una visita medica e i dottori vi terrorizzano, potrebbe non sortire gli stessi effetti curativi".

Il film-pillola giusto abbinato, suggeriscono le due newyorkesi, all'"inerzia assoluta e qualche cibo oscenamente ricco di grassi, può curare di tutto: dalle crisi di identità ai giorni in cui ti svegli con i capelli in disordine, alla tristezza provocata dall'odio per il proprio lavoro".
Se scorrendo l'indice ci si riconosce nei capitoli "Tra pianto torrenziale e furia omicida: film da sindrome premestruale" oppure in "Apriti cielo: film per donne appena scaricate e assetate di sangue" (in tutto 16 le gamme umorali classificate), andate dritte a spulciare il titolo recensito.
E occhio a quelli stanati come bluff, e cioè "i finti film da donna che ci fanno veramente incazzare".
Tipo, a caso (ma sono tanti altri): Jerry Maguire, perché non c'è nulla di cui rallegrarsi nella decisione di Renée Zellweger di sposare un tizio che cerca solo una bella ragazza pompon pronta ad esultare quando conclude un affare.

L'automedicazione orientata dal libro è tutto sommato quella che forse un po' tutti compiono andando al cinema. Ed è la stessa che molti terapeuti utilizzano nel loro lavoro coi pazienti: guardare un film non è in definitiva una sorta di proiezione e identificazione di noi stessi, che ci permette di guardarci vivere? Come spesso accade quello specchio ci rimanda un'immagine sconsolante eppure, attraverso il riflesso della coscienza, ci dà forza per andare avanti, appunto ci cura.
Ma com'è noto non si attraversa tutto il dolore che s'incontra senza lacrime, e allora due sono le cose cui pensare: che alla disidratazione e alla perdita di iodio compensa un abbondante consumo di patatine.
E che alla fine di tutto si scopre quant'è bello "assumere il controllo del proprio telecomando".


(22 novembre 2003 La Repubblica)


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito