L’ansia dopo il parto
"L’ansia dopo il parto"
Tra "baby blues" e gruppi di sostegno depressione e psicosi sono gli stadi più gravi. Una donna su sei ha il crollo intorno al terzo quarto giorno.
di SUSANNA JACONA SALAFIA
La chiamano «babyblues» e, secondo l’ultima stima, colpisce una «puerpera» su sei: la sindrome della depressione postpartum è ben conosciuta negli Stati Uniti e in alcuni Paesi del Nord Europa.
Lì, da anni, esistono nelle strutture pubbliche i «gruppi di sostegno» per le madri in «babyblues» e proliferano gli studi e le ricerche in questo campo.
In Italia di depressione postpartum si parla probabilmente solo in occasione degli ultimi sconvolgenti fatti di cronaca quando la sindrome giunge a livelli devastanti, perché sottovalutata o mal curata.
Si può arrivare così alla «psicosipost partum», che colpisce una donna su mille, secondo lo stesso sondaggio.
«Dopo la nascita di un bambino una donna prova una varietà di emozioni: dalla gioia e la felicità alla depressione e al senso di solitudine, a volte contemporaneamente», spiega Linda King, presidente della "Pacific Post Partum Support Society", un’associazione che da 27 anni coordina tutti i gruppi di sostegno per le madri depresse nello stato del British Columbia, oltre a fornire informazioni e ogni genere di assistenza sull’argomento.
«Le madri possono sentirsi oberate, ansiose e incerte. A prescindere di quanto siano preparate ad affrontare il nuovo evento, per il primo anno di vita ci sono sicuramente questi alti e bassi emozionali inaspettati».
Questi stati emozionali confusi possono dunque essere classificati, secondo l’associazione, in "baby blues", "depressione postpartum" e "psicosi postpartum": tre stadi diversi in cui la sindrome può aggravarsi se non affrontata fin dall’inizio.
La "babyblues" è estremamente comune durante i primissimi giorni dopo il parto e di per sè quasi fisiologica. «Di solito appare improvvisamente al terzo o al quarto giorno. Dal 50 al 75% delle madri sperimentano questo crollo: piangere senza ragione, irritabilità, impazienza, stanchezza ed ansia. Normalmente comunque la "babyblues", così come è apparsa, scompare velocemente nel giro di pochi giorni».
Ma quando si aggrava in vera e propria sindrome della depressione postpartum?
«Può succedere anche molti giorni dopo il parto o apparire gradualmente, a volte anche un anno dopo», continua la King, «i sintomi sono vari: dal nervosismo, alla preoccupazione eccessiva per il bambino o al contrario alla perdita di interesse, continuo senso di colpa, disturbi del sonno e dell’appetito, perdita di memoria e stati confusionali. In questo caso bisogna subito affidarsi a una diagnosi medica».
Più grave naturalmente il terzo stadio, la "psicosi post partum" con allucinazioni, insonnia, agitazione e comportamenti strani ed eccessivi.
La terapia standard, nei Paesi dove il problema si sta seriamente affrontando, è assistenza in gruppi di supporto e di sostegno e psicoterapia individuale.
Raro il ricorso ai farmaci, trattandosi di una depressione completamente diversa da quella comunemente conosciute.
Ma in Italia i gruppi di sostegno, guidati da psicologi ed ostetrici, per le madri in "baby blues", sono praticamente assenti.
Cosa possiamo fare allora per difenderci, oltre che rivolgerci al nostro medico naturalmente?
«Innanzi tutto diamoci tempo.Ci vorrà il tempo che ci vuole, non c’è un limite preciso uguale per tutti. Ognuno ha il suo modo di superare questa fase ed in maniera unica», spiega Linda King, che ha anch’essa sperimentato la sindrome postpartum.
«E’ poi importantissima la cura personale. Prendersi cura, cioè, di se stessi ogni giorno un pò o molto.
Riposo pomeridiano, un bagno caldo la sera, un fiore sulla tavola con la propria bevanda o piatto preferito. Una bella passeggiata, quando c’è una giornata di sole e perché no, anche un weekend fuori. Le possibilità sono infinite e naturalmente individuali.
Ognuno di noi sa cosa gli fa bene». Importante anche il sostegno: contattare sempre gli amici più cari e cercare di fare con loro le cose che si sono sempre fatte insieme.
«Avere fiducia in se stessi. Ricordarci di ascoltare le nostre intuizioni, quel sentimento interiore che ci guida. Concentrarci quindi su ciò che c’è nel nostro cuore affidandoci alla nostra saggezza».
(Fonte: La Repubblica-Salute)
(Data: 28-giugno-2002)