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Ragazzi "difficili"



Nel concetto di personalità rientrano l’insieme delle caratteristiche tipiche del modo di essere di un individuo. Quando queste caratteristiche diventano disadattive, inflessibili e persistenti, fino a causare menomazioni funzionali significative o disagio soggettivo si parla, in ambito clinico, di "disturbo di personalità". (…)

Con il termine di disturbo borderline di personalità, si intende un disturbo di relazione che impedisce al soggetto di stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo.

(…) Nell’analisi di questi pazienti troviamo spesso il vissuto di una grave ingiustizia subita nell’infanzia, di cui il soggetto non ha spesso un ricordo ben preciso. Il dato più importante riguarda l’elaborazione operata dal borderline del trauma di base (…) Questa elaborazione avviene mediante tre dinamiche basilari:
a) la scissione: dinamica intrapsichica finalizzata alla soppressione del trauma (la rabbia non viene rimossa, ma coperta e gestita);
b) la maschera: modalità comportamentale finalizzata alla copertura della parte scissa del Sé contenente gli aspetti ostili e distruttivi del borderline;
c) la tendenza a far impazzire l’altro: svolge due funzioni: vendicarsi dei torti subiti in precedenza e liberarsi di proprie dimensioni negative (in particolare il borderline tende ad evidenziare e criticare gli aspetti negativi dell’altro, cosa che gli riesce facilmente, perché in grado di intuire attraverso se stesso, dimensioni negative più o meno rimosse di cui l’altro è poco consapevole).

Quanto alle famiglie ecco alcune semplici direttive a cui attenersi: anzitutto fissare obiettivi realistici e raggiungibili, lavorando su di una cosa per volta (…).
Nell’ambiente familiare bisogna mantenere le cose tranquille e serene, (l’apprezzamento e il disaccordo sono normali se moderati).
Nella gestione delle crisi prestare attenzione e restare calmi (evitare atteggiamenti difensivi di fronte alle accuse e alle critiche, convenendo su quanto di vero dovesse emergere da queste).
Gli atti autodistruttivi e le minacce meritano attenzione (non bisogna nè ignorarli, nè farsi prendere dal panico).
Di fondamentale importanza risulta la collaborazione dei membri della famiglia che devono agire con una reciproca intesa (bisogna a tal proposito delineare strategie condivise che tutti siano in grado di sostenere). (…).
Nell’ambito familiare deve iniziare l’intervento educativo (…).

Crescendo il soggetto borderline entra a far parte del mondo scolastico. Il primo traguardo che l’insegnante deve prefiggersi è quello di stabilire un contatto, di rendere la convivenza in classe tollerabile per il soggetto e per gli altri, in particolare evitare i suoi passaggi all’atto o il suo isolamento.
La relazione deve essere amichevole, con una spontaneità controllata da parte dell’insegnante e con elementi sia di tolleranza che di autorità. La sola cosa che ha un’influenza nefasta sul soggetto borderline è la debolezza e il distacco.
E’ importante renderlo gradualmente consapevole del modo in cui gli altri lo vedono (…) Se il borderline capirà la relazione di causaeffetto e non si sentirà più una semplice pedina, saprà di poter produrre sugli altri delle reazioni desiderabili e si sentirà più fiducioso, diventando meno ansioso e più socievole.
* Asl RmD
Pubblicatp su Repubblica salute febbraio 2004


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito