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Il gusto amaro del pettegolezzo




Il pettegolezzo? Un orribile sfogo d’invidia malcelata. Un atto capace di rovinare la reputazione di un’altra persona. Una pratica maligna che si consuma soprattutto nell’ambiente di lavoro.

La maggior parte degli italiani la pensa così e demonizza quello che è uno dei passatempi più consumati non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo occidentale.

Racconta Maria Malucelli, psicologa clinica, che già i greci usavano riunirsi in gruppo per parlare male di qualcuno, spesso assente.
Lo facevano principalmente per trovare una forma di comunicazione che coinvolgesse anche i più timidi, quanti avevano difficoltà a trovare un argomento di conversazione.

Perché il pettegolezzo propriamente detto - dice Malucelli - è una forma arcaica di psicoterapia collettiva, non è mai a fin di male e l’altro di cui si parla è un simbolo e non una persona.
«E’ un modo per superare la propria insicurezza - dice la psicologa - di solito sono proprio i timidi con ascendente estroverso a sbloccarsi parlando delle altre persone.
E non dicono cattiverie, ma ingigantiscono alcuni particolari.

L’esempio classico è quello di un gruppo di amici che si ritrova dopo anni.
Non riescono a raccontare la loro vita, il proprio vissuto, ma facilmente si mettono a raccontare di quel compagno che aveva certe caratteristiche, della ragazza che tutti corteggiavano piuttosto che dell’insegnante che dava il tormento.
Il pettegolezzo diventa un modo per ritornare indietro nel tempo e superare il disagio di incontrarsi di nuovo».

Chiacchiere tra amici, dunque, senza macchia e senza colpa. Come pensa il 36 per cento degli italiani.
Non la maggioranza. «Probabilmente si confondono vere e proprie patologie con il semplice pettegolezzo che finisce lì dove è cominciato. Ci sono, è vero, aggressività non risolte, gelosie retroattive che portano a rovinare il prestigio e la reputazione delle persone, come afferma l’82 per cento degli italiani.
Ma in questi casi il pettegolezzo è solo il primo gradino.
Se parlare male degli altri diventa una mania vuol dire che si sta percorrendo una brutta strada che può portare alla sofferenza per se stessi e per molte altre persone».

Così la psicologa rassicura: non c’è niente di male a trascorrere una serata sul divano con le amiche del cuore, passando ai “raggi x” gli ex e le rivali. Purché non ci sia desiderio di ferire, strategia, voglia di far sapere alla persona interessata l’odio che la circonda.
E probabilmente, basta un semplice esame di coscienza per riconoscersi nella parte buona di questa attitudine, fare la pace con il pettegolezzo che quando è vero è chiacchiera e non malignità.

16 Febbraio 2004 il Messaggero



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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito