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Primo bicchiere a 11 anni


Una nuova crociata, per il ministro Sirchia. Dopo il fumo tocca all’alcol. E ce n’è ben donde visto il quadro della situazione italiana fatto dall’Istituto superiore di Sanità in occasione dell’Alchol prevention day-Mese di prevenzione alcologica.

Ragazzini che hanno appena chiuso con le Elementari e già si fanno il primo drink, 400 mila adolescenti che non conoscono mezze misure quando si parla di birra, di vino e di apertivi “strong” e soprattutto un numero sempre maggiore di fanciulline, donne e signore che si lasciano andare ai fumi dell’alcol.

Record europeo, ma al negativo. I nostri ragazzi sono i più precoci, con il bicchiere in mano. Il rito di iniziazione è sceso a 11-12 anni, mentre negli altri Paesi è a 14 e mezzo.
Secondo i dati più recenti, frutto delle elaborazioni dell’Iss sui dati Istat, sono 900 mila gli under-16 che hanno già una buona confidenza con le bevande alcoliche.
Tra il 2000 e il 2001 i giovanissimi con il bicchiere in mano sono cresciuti di 22 mila unità, e le ragazzine sono arrivate a rappresentare il 45 per cento del totale dei teen ager.
Il fenomeno femminile punta al negativo anche tra le consumatrici adulte aumentate del 7,7 per cento tra il 1998 e il 2001.

Conseguenza diretta: 40 mila persone muoiono ogni anno in Italia a causa dell’alcol.
Vittime di cirrosi epatica, tumori, infarto emorragico, suicidi, aborti, omicidi, incidenti stradali e sono noti i numeri della carneficina che si consuma soprattutto il sabato sera, all’uscita dalle discoteche.
L’Oms afferma che si tratta di un pericolo globale, che l’abuso di alcolici provoca direttamente o indirettamente l’insorgere del 10 per cento di tutte le malattie.

Che fare? Il ministro Sirchia, presente all’esposizione dei dati dell’Iss, si rivolge ai giovani «perché prendano coscienza del fatto che non ci si diverte e non si socializza bevendo, ma esprimendo valori, sentimenti e pensieri».
Ma ammonisce i gestori dei locali che somministrano le bevande alcoliche e le famiglie, dove i ragazzi apprendono stili di vita scorretti.
Poi espone i termini di una campagna anti alcol che partirà dall'inizio dell’estate. Ci sono opuscoli e materiale informativo, ma c’è anche uno spot dove i giovani, a ritmo di rap, dicono no all’alcol e sì all’amicizia.

L’Istituto superiore di Sanità è comunque convinto che questa battaglia si possa vincere solo con l’aiuto delle famiglie.
Per questo gli esperti dell’Iss hanno realizzato un decalogo in cui insegnano a papà e mamma i segreti per comunicare con i figli rispetto al vino e derivati.
Molto vuol dire l’esempio, ma anche un po’ di psicologia non guasta.
Magari non tutti sanno che cominciare a parlare dei rischi dell’alcol agli adolescenti può anche essere controproducente. Mentre se si comincia quando sono bambini si può creare una vera consapevolezza del pericolo.

di ELENA CASTAGNI

24 Aprile 2004; il Messaggero


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito