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Io mi disegno così



Disegno, découpage, scultura con legno e creta, ma anche lezioni di musica e laboratori teatrali: sono alcune delle attività artistiche sempre più spesso usate come supporto alle terapie dei disturbi alimentari degli adolescenti, in particolare dell'anoressia.

Se ne è parlato al convegno internazionale sull'anoressia e la bulimia nervosa all'Università di Pavia, dove gli esperti hanno sottolineato l'importanza di curare queste patologie in modo integrato: con la psicoterapia di gruppo e individuale, attraverso programmi di rieducazione alimentare ma anche sessioni artistiche.

Negli ultimi anni in Italia, come in tutto il mondo occidentale, i disturbi alimentari (specie anoressia e bulimia) sono aumentati in misura preoccupante: si stima che dallo 0,1 all'1 per cento delle giovani tra i 15 e 24 anni soffra di anoressia nervosa.
In cifre, secondo l'Eurispes, sono 65.400 casi: 8.500 quelli nuovi ogni anno.
Inoltre, i dati epidemiologici mostrano che si abbassa l'età in cui si manifesta la malattia. Se fino a qualche decennio fa era l'adolescenza il periodo critico, ora a esserne colpite sono anche ragazzine di 8-10 anni; più le femmine dei maschi (dieci a uno), anche se in aumento pure questi ultimi.

Attività espressive come teatro, disegno, musica, danza permettono di far superare ai malati blocchi emozionali e difficoltà di relazione, fra i sintomi dell'anoressia, oltre che le cause. «Sono strumenti attraverso i quali le pazienti iniziano a recuperare un'istintualità repressa e controllata per via della malattia» spiega Margherita Savoini, psicologa del reparto di neuropsichiatria infantile al Gaslini di Genova. «Si eseguono lavori con la pasta di sale, si fa ascoltare musica, si mettono in scena fiabe, si stimola alla scrittura.
Attività che aiutano a provare sensazioni costruttive, ad allentare tensioni e a controllare l'ansia: un supporto fondamentale all'approccio clinico tradizionale basato su cure mediche e psicoterapia».

Ciò spiega come mai oggi molte strutture pubbliche, oltre alle private, tendano a integrare i metodi tradizionali con l'arteterapia. «Pittura e découpage coinvolgono i malati in momenti di svago che servono a riavvicinarli agli aspetti piacevoli della vita che, a causa della malattia, hanno rimosso.
Si sentono coinvolti e dimenticano di essere in ospedale, distogliendo l'attenzione dall'ossessione per il cibo» riferisce Maria Gabriella Gentile, del centro per il trattamento dei disturbi della condotta alimentare al Niguarda di Milano. Questi momenti servono anche a favorire gli incontri e mettono in condizione di comunicare.

«Restituiscono, oltre a una capacità espressiva, un'identità che può essere persa» dice Fabiola de Clercq, presidente dall'Associazione anoressia e bulimia (Aba) di Milano.
Il disegno non ha solo una valenza terapeutica, ma anche un significato simbolico.
È una forma di linguaggio ed è interpretato dagli psicologi che, attraverso colori, forme, tratti, studiano i singoli casi e creano un ponte con i malati.
«Il foglio bianco, e come viene occupato il suo spazio, è una metafora del mondo esterno e di come il paziente si colloca in esso» spiega Anna Oliverio Ferraris, psicoterapeuta e autrice del libro "Il significato del disegno infantile".

Ci sono caratteristiche che ritornano nei disegni iniziali: figure stilizzate, colori freddi, una percezione alterata del corpo.
«È interessante notare come lungo il cammino terapeutico disegni, sculture in legno o lavori in creta si evolvano, da abbozzi diventino vere e proprie opere d'arte, rispecchiando un percorso interiore del paziente» conclude Emilio Franzoni, responsabile del reparto di neuropsichiatria infantile del Sant'Orsola-Malpighi di Bologna.

Paola Grimaldi

(Panorama - 16/4/2004)






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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito