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I disturbi alimentari. prospettive per i genitori


In considerazione della giovanissima età di insorgenza di questi disturbi, i genitori sono un riferimento fondamentale, ma allo stesso tempo rappresentano le figure maggiormente coinvolte emotivamente.
Un valido cammino terapeutico per i figli non può prescindere da un percorso parallelo da parte dei genitori.
Ciò però rischia di scontrarsi con un buon numero di resistenze (comprese quelle degli operatori)
Una malattia del genere inevitabilmente “rimette in discussione”, e questo non viene accettato di buon grado da nessuno, in particolare per quei genitori che, più o meno esplicitamente, sono convinti di essere i colpevoli della malattia.
Questo è il messaggio implicito spesso fornito dai mass-media, che molte volte corrisponde anche all’accusa da parte dei figli.
Invece di chiedersi "Cosa abbiamo sbagliato?" è indubbiamente più utile domandarsi "Cosa sta cercando di comunicare nostro figlio attraverso la malattia?".
Proverò in questo articolo ad evidenziare ulteriori elementi che, anche se da un punto di vista cognitivo appaiono del tutto convincenti(anche perché vengono presi in prestito da modelli scientifici del tutto validi), rischiano di venire impiegati più al servizio delle resistenze, che per una consapevolezza profonda. Vediamo quali:
Il modello medico:
Tipicamente i Genitori chiedono notizie sulle cause, il tipo cura, i tempi di guarigione.
Nello stesso modo in cui ci si potrebbe avvicinare alle “altre malattie”.
Ma appare evidente che i DCA non sono esattamente una patologia causata da qualche agente esterno, che possa essere compresa, e curata, in una prospettiva puramente medica.
Le spiegazioni in termini di causa-effetto rischiano sempre di essere riduttive, ma nel nostro caso possono essere addirittura fuorvianti.
Per quanto difficile da accettare, non solo per i genitori, ma spesso per i medici stessi, il disturbo alimentare rappresenta comunque un elemento di equilibrio.
Di fronte ad una profonda situazione di disagio e di fragilità, la modalità anoressica rappresenta una comunque una scelta, inconsapevole ed inevitabile.
Ancora una volta, piuttosto che ricercare la cause della malattia, si può provare a considerarla una richiesta d’aiuto, ed ascoltarla secondo questa prospettiva.
Il modello Sociale:
Si parla spesso di DCA in termini di malattia sociale, nel senso che rispecchiano, anche se in forma caricaturale, i valori della nostra società: la bellezza intesa come forma fisica e snellezza. In tal senso si sente parlare di ragazze che diventano anoressiche per inseguire modelli di bellezza ammirati sui mass-media.
In realtà la prospettiva sociale è assolutamente importante, ma rappresenta solo la cornice entro cui situare spiegazioni più profonde, che devono essere di natura individuale.
E’ davvero difficile credere che una malattia così drammatica, e con risvolti così ostinatamente autodistruttivi, possa essere spiegata solo attraverso meccanismi di imitazione, ed influenze culturali.


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito