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Introversi e tumori



Spesso in medicina le ricerche si susseguono l'una sfatando l'altra.
Il caffè fa bene o fa male? E l'uso di un particolare farmaco?
L'impressione è che talvolta sia quasi impossibile stabilire la verità.
Anche nel caso della correlazione tra un certo tipo di personalità e la predisposizione al cancro esiste una letteratura sconfinata.
Medici e psicologi infatti hanno tentato da molti anni di stabilire se la mente possa influenzare il corpo e viceversa.
Se è certamente così in alcuni casi, oggi una nuova ricerca di lungo corso, in cui sono stati esaminati casi di un periodo compreso tra il 1926 e il 1958, condotta su 30mila coppie di gemelli svedesi sembra sfatare definitivamente l'assunto che un certo tipo di personalità possa favorire le malattie tumorali.
Lo studio, apparso sulla rivista Cancer ha portato i ricercatori a negare l'idea diffusa che un atteggiamento negativo, introverso, chiuso e malinconico possa aprire la strada al tumore.
Infatti non hanno trovato conferme, associazioni o legami tra il rischio di cancro e due particolari tratti di personalità: l'estroversione e l'introversione.
"Sino ad oggi tutte le ricerche si sono periodicamente contraddette", afferma il dottor Oscar Bertetto, oncologo all'Ospedale Le Molinette di Torino, "mentre maggiori certezze ci sono nell'analisi dei fattori in grado di migliorare la prognosi, aumentare la sopravvivenza e migliorare la risposta alle terapie dei pazienti oncologici.
È stato infatti osservato che i pazienti che rispondono meglio sono quelli che possono contare su un buon supporto sociale, su una famiglia presente, su amici e relazioni positive.
Questo migliora la compliance, ossia l'aderenza alle terapie, riduce gli effetti collaterali, migliora la qualità e la durata della vita. Anche lo stile di "coping", ossia la maniera in cui si reagisce agli eventi avversi è un tratto di personalità che rappresenta un rinforzo positivo".
Dello stesso avviso è l'autore dello studio, Pernille Envold Hansen, psicologo della Danish Cancer Society a Copenhagen: "E' più probabile che la personalità giochi un ruolo come fattore di rischio del cancro quando interessa il modo in cui le persone reagiscono, ad esempio, allo stress".
Ma ci sono altri tratti di personalità che vanno indagati più a fondo, tra questi ad esempio quella definita come personalità di tipo A e il tipo B, la prima che comprende persone aggressive, competitive, che operano sempre sotto pressione, vanno di fretta, presentano un carattere impaziente e spesso disorganizzato.
Al contrario sembrano reagire meglio i tipi B, più calmi e moderati e quindi con maggiori difese e strumenti nei confronti del "logorio della vita moderna".

(repubblica salute aprile 05)


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito