Diventare genitori: si impara a tre anni!
Un bambino, prima di essere concepito ed entrare nel mondo, viene “pensato” e poi immaginato: ed è proprio questa immagine che, accompagnando la coppia lungo i nove mesi, consentirà alla capacità di essere genitori, in parte istintiva nel genere umano, di manifestarsi pienamente.
Il bambino viene dunque prima desiderato, poi immaginato ed infine incontrato.
Ma quando nasce dentro di noi, per la prima volta, il desiderio di avere un bambino, come emerge la capacità di prendersi cura di lui in modo così naturale da far sembrare una neo-mamma e un neo-papà fin da subito esperti ed in grado di interpretare in modo tanto competente i bisogni del loro neonato?
Tutti noi ricordiamo, se siamo donne, i nostri primi giochi con la bambola, quando ci divertivamo tanto a rivestire i panni di nostra madre ed impartivamo insegnamenti, ci prodigavamo in amorevoli cure, cambiavamo i vestitini alla nostra bambola preferita, cantandole la ninna-nanna ed all’occorrenza sgridandola severamente se non si mostrava “obbediente”?
E se invece siamo uomini, come dimenticarsi il ruolo maschile che rivestivamo “andando al lavoro”, guidando il trattore, difendendo da mostri, draghi ed animali feroci il nostro territorio di gioco? Ebbene, gli studiosi dello sviluppo infantile situano nel gioco dei primi anni di vita la nascita sociale della differenziazione di genere, cioè il sentirsi maschio o femmina, con le relative predisposizioni: da parte delle bambine quella di “prendersi cura dell’altro”, nei maschietti l’istinto di proteggere se e l’altro dalle minacce esterne. E’ a partire dagli anni della scuola materna quindi che nasce, nella bimba, il desiderio di diventare madre: sarà un desiderio che, assopito e dimenticato durante la crescita, si rifarà sentire, in tutta la sua forza, proprio nel momento in cui, diventata donna, la bambina si preparerà a divenire realmente madre.
Dal momento in cui scoprirà di attendere un figlio, in lei prenderà di nuovo forma l’immagine di quel bambino tanto desiderato: dapprima sarà l’immagine del bambino scaturito semplicemente dal desiderio di maternità, e non avrà un vero e proprio volto, ma sarà solo abbozzata, vaga; con il procedere dei mesi, sentendo il bambino crescere dentro di sé, percependone i movimenti, la futura madre tenderà in modo naturale a modificare, giorno dopo giorno, questo bambino immaginato, attribuendogli tratti di carattere ed attitudini sia a partire da piccoli segnali comportamentali (se si muove molto sarà “nervoso”, se si muove poco allora sarà un “pigrone”!) sia rispondendo ancora a quel bambino ideale, desiderato e voluto da sempre.
E così, nel momento in cui il bambino reale nascerà, la madre avrà già fatto un lungo percorso dentro di sé. Avrà preparato il terreno per accoglierlo, avrà recuperato gli strumenti necessari per prendersene cura. Avrà ritrovato la sua “memoria di madre”.