Timidezza? e' tutta colpa di mamma e papa'
TIMIDEZZA? E' TUTTA COLPA DI MAMMA E PAPA'
La scienza rivela che è l'educazione ricevuta dai genitori che rende difficili i rapporti con gli altri di Francesca Procesi
Il gene della timidezza non esiste. Così sentenziano alcuni recentissimi studi in materia di disagio sociale. Se mamma e papà sono troppo protettivi oppure ipercritici il loro figlio quasi sicuramente andrà ad aumentare le fila di quel 43% di adulti che si definisce timido.
La percentuale di bambini che ha inibizioni sociali, invece, è più bassa: soltanto uno su cinque soffre di timidezza.
Proprio a conferma che timidi si diventa crescendo. Questo, infatti, è un comportamento che si sviluppa tra i 15 e i 17 mesi, quando il bambino prende coscienza di sé. Da questo momento in poi gli atteggiamenti dei genitori e le loro esperienze personali possono segnare profondamente il suo carattere e "condannarlo" ad una vita da timido.
In particolare la separazione, o ancor più il divorzio, dei genitori, l'affidamento ad uno dei due, le lacune nell'insegnamento, nonché le frustrazioni che si accumulano nell'infanzia sono principali fattori che influiscono negativamente sulla crescita dei più piccoli.
Ma è soprattutto l'atteggiamento dei genitori a provocare i danni peggiori: la loro iper protezione, l'ipercriticità, la mancanza di fiducia, nonché il fatto di etichettare continuamente il proprio figlio come timido, sono tutti ostacoli insormontabili per un bambino che tenta di aprirsi ai rapporti con gli altri.
Infatti soltanto il 20% delle persone dei timidi attribuisce la causa di questa loro caratteristica caratteriale al proprio aspetto fisico od a problemi socioeconomici. Il 40%, invece, nn esita a dichiarare responsabili della loro condizione fattori unicamente familiari.
Ma se davvero timidi si diventa, allora forse dalla timidezza si può anche guarire. Gli esperti suggeriscono il metodo della "esposizione progressiva", che consiste nello spingere il bambino che si dimostra più introverso a fare più esperienze sociali, attraverso un approccio graduale alle situazioni nuove. Portarlo sempre nello stesso parco, affinché riconosca i luoghi e li senta familiari, lo aiuterà a affrontare poi il contatto con le persone che lì incontrerà.
Un esercizio consigliato agli adulti consiste, invece, nell'imparare a ridimensionare l'importanza che diamo a noi stessi, concentrandoci piuttosto sugli altri. Perché nella maggior parte dei casi l'inibizione sociale ed una eccessiva severità nel valutarsi che si unisce ad una altrettanto eccessiva importanza data al giudizio degli altri.
Quando si parla di timidezza, però, è bene non confonderla con l'introversione. Anche se spesso si ritrovano nelle stesse persone. Non è difficile incontrare individui che hanno un carattere solitario, ma non hanno paura del confronto con gli altri, come pure esistono timidi estroversi che sono a loro agio nelle situazioni ove ci sono ruoli prestabiliti (ad esempioin ufficio), mentre si trovano in difficoltà nei momenti più rilassati.
(Fonte: Qui Italia)