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Nascita della genitorialità: da genitori a nonni


Nel complesso rapporto madre-neonato, fatto di nuovi schemi e abitudini tutte da costruire, l’eredità che la donna ha ricevuto dalla propria madre attraverso il suo primo legame infantile con lei gioca un ruolo molto importante.
Abbiamo visto come, proprio durante i suoi giochi di bambina, ogni donna impari molto precocemente le basi del “prendersi cura dell’altro”, in parte innate, ed in parte esercitate grazie all’imitazione della propria madre, dei suoi modi di comportarsi e di esprimere emozioni e sentimenti.
Il rapporto madre-figlia non solo è il più importante nella vita di ogni donna, ma anche il più difficile, in quanto in esso si trovano in equilibrio, spesso precario, molti sentimenti contrapposti come amore ed aggressività, appagamento ed insoddisfazione.
Questo rapporto, così ricco e complesso, cresce e cambia nel tempo, portando con sé aspetti positivi, come il senso di fiducia e di appartenenza reciproca, ma anche negativi, come rancori e contrasti, che spesso rimangono irrisolti o non superati.
E’ proprio questo bagaglio di esperienze, connotate come “buone” e “meno buone”, che la donna porterà nel suo rapporto con il figlio: assieme agli aspetti più positivi del passato legame con la propria madre, la maternità permetterà alla nuova madre di rivivere, e spesso superare, carenze, insoddisfazioni e delusioni.
Infatti come dice la psicologa Silvia Vegetti Finzi, “il ritorno del passato non ne determina necessariamente la ripetizione”: quindi, grazie alla consapevolezza di ciò che è stato vissuto, ognuno di noi può recuperare e cambiare in positivo le proprie esperienze negative.
Nel caso della maternità, sarà leggendo dentro di sé che la madre potrà comprendere i bisogni del suo bambino e divenire proprio lei la “buona madre” che ha tanto desiderato.
E questo potrà avvenire soltanto offrendo alle esperienze del passato l’opportunità di essere “pensate”, quindi elaborate: quando il dolore e la rabbia vengono dimenticati troppo presto, lasciano infatti tracce di ostilità e aggressività di cui non sempre siamo consapevoli; invece una loro rielaborazione le può trasformare in qualcosa che può essere accettato e collocato nel tempo, impedendo così che faccia irruzione nel presente e lo renda più difficile.
Soltanto dicendo “ciò che è stato è stato”, e concedendo dunque spazio al perdono, è possibile che una donna sia davvero in pace con la propria storia, e questo potrà permettere un positivo riavvicinamento con la propria madre, connotato da una rinnovata capacità di condivisione e comprensione reciproca.
Molto spesso dunque, proprio grazie alla maternità, la madre e la figlia, a sua volta divenuta madre, scopriranno tra loro una nuova alleanza, mai sperimentata prima, che le farà sentire parte di un destino comune: quello di essere coloro che, mano nella mano, accompagnano nel mondo nuove vite.


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito