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Uso consapevole della rete da parte dei bambini


Recentemente il ministero dell'innovazione tecnologica ha organizzato un convegno in cui si è discusso intorno all'uso consapevole della rete da parte dei bambini e si è disposto che quanto prima verrà inviato alle famiglie italiane un vademecum ed un software che tratta l'argomento.
Riportiamo qui di seguito l'intervento del direttore di RaiNet News, Gianluca Nicoletti, presentato nel corso della giornata di Studio su "Il bambino virtuale" promossa dalla Commissione Parlamentare per l'Infanzia nel mese di aprile.


Il bambino virtuale è tale perché la famiglia è oramai un’istituzione virtuale, ma questo non deve spaventare, va solamente gestito.
Se i tempi di frequentazione e scambio tra genitori e figli sono drasticamente contratti, le nuove tecnologie permettono di usare in maniera coinvolgente e intensa quei momenti in cui i “passaggi” di esperienza tra generazioni possono avvenire comunque, anche se cambiano le metafore narrative.
L’ambiente di un videogioco può permettere al bambino esplorazioni avvincenti e coinvolgenti purché siano avventure vissute con il genitore a fianco come guida e supporto.
L’ambiente artificiale può rappresentare una palestra di vita e una rappresentazione simbolica di valori da apprendere molto più adeguata alla contemporaneità rispetto a forme più tradizionali.
Questo non significa che l’educazione alla lettura e all’oralità debbano essere messe in secondo piano, tutt’altro, esse fanno parte di un nuovo percorso formativo che richiede comunque un presidio costante da parte della famiglia e degli educatori in genere.
Purtroppo demonizzando ogni nuovo medium e proponendo solo i modelli un po’ appannati della tradizionale didattica si acuisce sempre di più il divario tra ciò che il bambino fa volentieri perché coinvolto e divertito e ciò che deve fare per dovere.
I bambini stabiliscono tra loro nuovi linguaggi di gruppo e si riconoscono nelle moderne “ scatole delle meraviglie”.
Non è più possibile restare nell’ignoranza e approssimazione riguardo l’uso e le potenzialità di questi nuovi medium.
Occorrerebbe istituire sin dalle scuole materne come nuova disciplina l’“educazione ai media” che rappresenti un indispensabile aggiornamento professionale del personale docente e delle famiglie e consenta d’altro lato un approccio sereno e strutturato con i nuovi linguaggi.
Ciò permetterebbe pure di cominciare seriamente a inserire nella didattica tradizionale strumenti di analisi critica dei messaggi, anche subliminali, dei media più diffusi e invasivi come la televisione.
Invece di strapparsi le vesti e teorizzare sui danni della “cattiva maestra”, sarebbe quindi il momento di trasformarla in materia scolastica.
Ai bambini servono strumenti di analisi, contestualizzazione e smitizzazione dei più prepotenti e invasivi modelli comportamentali ed esistenziali che vengono oggi proposti dalla catena mediatica come unici perseguibili per ottenere la felicità.




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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito