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Il cervello usa la ragione...


Altrimenti, per elaborare le intenzioni dei propri simili usa i neuroni specchio, che sono nel sistema motorio.
Né più né meno di quanto fanno le scimmie superiori come i macachi, o i bambini nei primi mesi di vita».
Così Vittorio Gallese, professore di Fisiologia al dipartimento di Neuroscienze dell’università di Parma, spiega i risultati di uno studio condotto su sei macachi.
La ricerca, pubblicata su Current Biology, sovverte molte delle conclusioni finora date per certe sull’argomento. E potrebbe aiutare a spiegare i meccanismi all’origine dell’autismo.

L’esperimento condotto da Magaly Rochat, collaboratrice di Gallese, consisteva nella misurazione della durata dello sguardo e dell’attenzione delle scimmie di fronte a stimoli ripetuti.
Un’attenzione che scemava man mano che la medesima azione veniva riproposta agli occhi degli animali. Ma che tornava a destarsi quando veniva modificato anche di poco lo stimolo conosciuto. «Questo esperimento - spiega Gallese - serve a capire da dove viene la capacità umana di attribuire intenzioni alle azioni altrui».

I macachi, dimostra lo studio, «riescono a prevedere i comportamenti dei loro simili.
Ma solo quando si tratta di azioni che fanno parte del loro repertorio comportamentale. Né più né meno di quanto fanno i bambini di pochi mesi».
Ma lo stesso meccanismo, nell’uomo non scompare con l’arrivo della ragione. «E - prosegue Gallese - continua a funzionare ogni volta che all’occhio umano si presenta un’immagine e un’azione conosciuta».

La prova del nove della persistenza di questo meccanismo “antico”, è arrivata da un esperimento condotto su alcuni ballerini classici. Osservando i loro meccanismi cerebrali di fronte a stimoli visivi, ricercatori britannici hanno scoperto che «i neuroni specchio si attivavano di fronte a immagini di altri ballerini intenti a eseguire passi di danza conosciuti dal campione. Mentre quando davanti ai loro occhi passavano immagini di passi di danza sconosciuti, i neuroni specchio restavano si attivavano molto meno».

Da qui la conclusione che il meccanismo di interpretazione delle azioni registrato sui macachi e sui bambini «resta attivo anche nell’età adulta quando si tratta di azioni conosciute a chi guarda».
La coesistenza tra la visione razionale e quella mediata dai neuroni specchio, servirebbe anche a spiegare alcune sindromi tra cui l’autismo.

«Sempre maggiori evidenze - continua Gallese - ci spingono a credere che le persone autistiche abbiano come unica possibilità di “accesso” al mondo degli altri quella della razionalità.
Cioè che gli autistici abbiano deficit al livello del sistema motorio, che consente loro di prevedere le conseguenze delle azioni conosciute. Dunque, contrariamente a quanto si pensa, si tratta di una condizione frutto del solo ricorso al ragionamento razionale», conclude.

5/2/2008 La stampa.it




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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito