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L'amore è cieco? la scienza conferma




L'amore ci rende "ciechi" per i difetti della persona amata.
Questa proverbiale considerazione è stata recentemente confermata da uno studio del Dipartimento di Anatomia dell'University College di Londra: l'amore romantico e quello materno attivano determinate regioni del cervello (non esattamente le stesse), legate alla gratificazione e ricche di recettori per l'ossitocina e la vasopressina, causando la tipica euforia e la sensazione di aumentata energia che caratterizzano l'innamoramento.
Contemporaneamente vengono disattivate le aree associate alle emozioni negative, al giudizio sociale e alla valutazione delle intenzioni e delle emozioni dell'altro; ogni potenziale critica nei confronti della persona amata viene così ad essere fortemente inibita.

La rappresentazione mentale dell'amore, tuttavia, non è limitata ai circuiti cerebrali implicati nella gratificazione: una ricerca del Centro di Neuroscienza Cognitiva del Darthmouth College di Hanover (New Hampshire, USA) ha dimostrato, grazie alla risonanza magnetica funzionale, che la presentazione subliminale del nome della persona amata (ma non, ad esempio, di quello di un amico) produce un'attivazione specifica del giro fusiforme e del giro angolare, zone del cervello coinvolte nella rappresentazione astratta di sé e degli altri.

La stessa équipe di ricercatori ha poi indagato le strutture neuroanatomiche coinvolte nella gratificazione sessuale femminile, sottoponendo a risonanza magnetica funzionale ventinove volontarie sane.
Alle partecipanti allo studio è stato chiesto di compilare un questionario relativo all'intensità del loro amore per il partner e al loro grado di soddisfazione sessuale; l'attivazione delle aree cerebrali è stata poi studiata con il metodo della presentazione subliminale del nome del partner.

I risultati hanno dimostrato che l'aspetto sentimentale e quello fisico dell'amore coinvolgono differenti zone del cervello: mentre l'intensità dell'amore è correlata ad un'aumentata attività del giro angolare, la soddisfazione sessuale si associa ad un'attivazione di un'altra area cerebrale: l'insula.

I due aspetti dell'amore sono comunque legati: le donne che hanno riferito di essere innamorate del loro compagno e molto vicine a lui emotivamente hanno riportato anche un maggior grado di soddisfazione sessuale, non legato tanto alla frequenza quanto alla qualità dei rapporti.

Le diverse componenti dell'amore, dell'attrazione fisica e dell'affetto sono dunque legate all'attivazione di circuiti neuronali specifici e ben distinti.
Questo dato è stato confermato da una ricerca del Laboratorio di Neuroscienza Affettiva dell'Università "Erasmus" di Rotterdam.
Gli studiosi olandesi hanno confrontato le reazioni elettrofisiologiche di volontari innamorati alla presentazione del volto del partner, di quello di un amico e di un viso attraente ma sconosciuto.
Tutte e tre le immagini hanno suscitato una reazione, ma il volto del partner è stato capace di stimolare in misura maggiore il cosiddetto "potenziale positivo tardivo", un'onda elettrica legata all'attenzione motivata.
I ricercatori olandesi ritengono di aver trovato il correlato neurofisiologico dell'aumentata attenzione che gli innamorati hanno per la persona amata.

Queste ricerche rivestono una notevole importanza dal punto di vista teorico, perché, nonostante il fatto che psicologi e psichiatri si trovino spesso a fronteggiare, con i loro pazienti, sofferenze causate da problemi nei rapporti sentimentali, le basi neuropsicologiche del sentimento amoroso non sono ancora del tutto chiare.

Una ricerca del Laboratorio di Neuroscienza Cognitiva dell'Università Metropolitana di Tokyo ha invece applicato la risonanza magnetica funzionale allo studio dell'amore materno, esaminando l'attivazione cerebrale di tredici madri di fronte a filmati senza audio che mostravano i loro bambini, di circa sedici mesi di età, o altri bambini nell'atto di sorridere e di piangere.
Anche in questo caso è stata osservata un'alta specificità di risposta dei circuiti cerebrali, che si attivavano solo di fronte al proprio bambino, e più con il pianto che con il sorriso: corteccia orbitofrontale, grigio periacqueduttale, insula e putamen.
L'istinto di protezione sembra dunque essere, secondo i risultati di questa ricerca, una delle componenti più importanti dell'amore materno.

Anche i bambini reagiscono immediatamente all'attenzione che viene loro dimostrata: uno studio del Dipartimento di Psicologia, Neuroscienza e Comportamento della McMaster University di Hamilton (Canada) ha evidenziato una forte correlazione tra le frasi che vengono rivolte a bambini di nove mesi e la loro attività elettrica cerebrale, soprattutto nelle regioni frontali.

Autore: Francesco Cro: Psichiatra, Serv. Psichiatrico Diagnosi e Cura, Viterbo
Fonte: Repubblica Salute
Data: 14-02-2008


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito