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Il cane è allegro o triste?


Comprendere il linguaggio emozionale dello scodinzolio canino - principale mezzo di comunicazione del cane - può essere complesso quasi come decifrare l’ambiguità di un sorriso umano e si presta ad essere analizzato con le stesse tecniche neuropsicologiche messe a punto originariamente da Paul Ekman per il riconoscimento delle espressioni facciali ed i segnali non verbali.

Un gruppo di ricerca italiano formato da un neuroscienziato, Giorgio Vallortigara, docente di neuroscienze e cognizione animale all’Università di Trieste, e da due veterinari, Angelo Quaranta e Marcello Siniscalchi dell’Università di Bari, ha recentemente dimostrato che se osserviamo attentamente l’agitarsi più o meno convulso della coda smontandolo in una serie di sequenze motorie, otteniamo delle informazioni più precise dello “stato emotivo” del cane, delle sue motivazioni ed intenzioni.

Come una segnaletica emotiva, cruciale appare la direzione, la velocità e l’ampiezza dello scodinzolio: se il cane agita la coda preferenzialmente verso destra esprime emozioni positive (entusiasmo, contentezza) se la muove verso sinistra sta percependo una situazione allarmante.

I ricercatori hanno preso in esame trenta cani (di compagnia) di entrambi i sessi, 15 maschi e 15 femmine con un range di età da uno a sei anni, filmando le risposta motorie a quattro differenti stimoli presentati di fronte: il proprio padrone, una persona sconosciuta, un gatto e un cane dominante di grossa taglia.

I risultati dell’esperimento, pubblicati sulla rivista “Current Biology” rivelano che quando vedono il padrone i cani esibiscono una marcata distorsione verso destra del movimento della coda; agitano la coda nella stessa direzione se viene mostrato un estraneo o il gatto, con minore intensità davanti ad uno sconosciuto e ancora più debolmente in presenza del gatto, mentre al cospetto di un cane robusto e potenzialmente pericoloso, la coda inclina decisamente verso sinistra.

In una prospettiva evolutiva, l’etologia animale avvalora dunque l’ipotesi che sia possibile attribuire uno stato mentale ad un altro - una forma di empatia animale - e contribuisce a far luce su alcuni aspetti della biologia del comportamento, in particolare sui processi di lateralizzazione delle funzioni negli emisferi cerebrali.

Secondo i ricercatori “queste sorprendenti asimmetrie nel controllo dei movimenti della coda, sono un altro esempio di come la metà destra e quella sinistra del cervello controllino emozioni differenti”.

Qualcosa di analogo avviene in campo umano. Gli studi neurologici suggeriscono che la nostra visione del mondo assume una connotazione particolare (e si manifesta diversamente) a seconda dell’emisfero con il quale lo percepiamo, anche se sarà l’integrazione di informazioni provenienti da più fonti a creare un sentimento di felicità o infelicità.

Autore: ROSALBA MICELI
Data:22/2/2008
Fonte: La Stampa



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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito