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Studiare costa fatica: vanno aiutati



"Studiare costa fatica: vanno aiutati"
di elvira naselli

Quest’anno il ritorno a scuola ha una variante in più: la riforma scolastica per materna ed elementari.
L’idea è anticipare l’iscrizione per i bambini che al 28 febbraio 2003 avranno compiuto rispettivamente tre e sei anni, introdurre alle elementari il "maestro prevalente", l’inglese e l’informatica.
Secondo i critici, poiché non si prevedono investimenti, gli insegnanti non saranno pronti ad avere in una stessa classe bambini di età diverse. E non sono contente le famiglie che non vogliono aggiungere alle difficoltà del rientro a scuola anche quelle di un progetto che nessuno sa come realizzare.
«In sé nessuna riforma è buona o cattiva», premette Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta, che fa parte dello staff del servizio Infanzia e Adolescenza del comune di Venezia ed è autrice di numerose pubblicazioni sul tema, «bisogna vedere come sarà realizzata.
Potrà essere un’occasione positiva e di crescita se la scuola terrà conto dell’arrivo dei più piccoli e, anzi, la compresenza di bambini più piccoli e più grandi sarà importante perché i primi impareranno dai secondi e i più grandicelli potranno permettersi atteggiamenti da "piccoli" senza vergognarsi.
Il punto, però, è che i percorsi scolastici non devono essere rigidi, che i programmi e gli insegnanti devono essere capaci di adattarsi a ogni singolo bambino dentro un gruppo.
E che per fare questo ci vuole una seria riforma del personale docente: ma quanti investimenti verranno fatti per la formazione dei nostri insegnanti?».
Non si dovrebbe mai dimenticare quanta fatica costi ai bambini andare a scuola. «E’ un’impresa faticosa e impegnativa», spiega Scalari, «i genitori devono sospingerli a farla ma anche comprendere le difficoltà. Stare con altri bambini è anche stressante, perché ti tolgono i giocattoli, ti fanno i dispetti. Bisogna che i genitori siano più presenti nella vita del figlio durante il primo mese di scuola, almeno fino ai 15 anni, e che non chiedano "come è andata?" ma "come sei stato?", senza soffocarlo con preoccupazioni e aspettative.
Ed evitando anche di sovraffaticarlo con gli impegni ma dandogli la possibilità di star un po’ da solo con i suoi giochi.
L’ultimo consiglio: evitare di investire troppo sui risultati scolastici per sentirsi realizzati. Non si è bravi insegnanti o bravi genitori perché si è finito il programma o perché il figlio ha buoni voti. E’ importante invece che i ragazzi si sentano validamente sostenuti da un gruppo di adulti».

(Fonte: La repubblica; 12 settembre 2002)





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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito