Nel cervelletto nasce l'angoscia e la paura
"NEL CERVELLETTO NASCE L'ANGOSCIA E LA PAURA"
E' qui che le nostre esperienze più difficili e le aspettative che ci inquietano vengono chimicamente tramutate in paure. La scoperta é di scienziati dell'università di Torino.
ROMA – La paura? Si nasconde nel cervelletto. In questa zona, infatti, c’è il il meccanismo che trasforma in paure i ricordi più traumatici e angosciosi.
Lo ha scoperto un gruppo italiano che ha lavorato tra le università di Firenze e Torino e che ha pubblicato la ricerca sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze, Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).
Lo studio italiano, condotto sui ratti, ha dimostrato per la prima volta che il cervelletto gioca un ruolo di primo piano nell'origine di paure e incubi. E' il ''magazzino'' naturale in cui si depositano e vengono conservati a lungo i ricordi degli eventi più negativi.
Si aggiunge così una nuova tessera importante alla comprensione dei meccanismi che scatenano l'ansia.
''Non si sospettava assolutamente che il cervelletto potesse avere un'importanza nell'origine della paura'', ha detto uno degli autori della ricerca, Benedetto Sacchetti, del dipartimento di Neuroscienze dell'università di Torino diretto da Piergiorgio Strata. Il lavoro è stato coordinato da Corrado Bucherelli, del dipartimento di Scienze fisiologiche dell'università di Firenze.
''Con questo risultato - ha osservato Sacchetti - si apre un campo di ricerca completamente nuovo, tutto da scoprire, che potrebbe avere risvolti interessanti anche dal punto di vista farmacologico''. E' presto, comunque, per trarre conseguenze sull'uomo.
Quello che è certo è che il cervelletto, ancora sconosciuto sotto molti aspetti, svolge funzioni molto più complesse di quanto si credeva. Non si limita affatto a regolare l'apprendimento dei movimenti o i riflessi oculari, come si riteneva finora, ma è una sorta di ''armadio degli scheletri'' della memoria.
Per riuscire a scoprire questo insospettabile magazzino di incubi, i ricercatori hanno esposto diversi gruppi di ratti, chiusi in gabbie, a suoni che venivano associati a leggere scosse.
In condizioni normali, una volta vissuta questa esperienza i ratti si spaventano semplicemente entrando nella stessa gabbia oppure ascoltando lo stesso suono. In alcuni ratti, però, l'attività elettrica a livello cellulare del cervelletto è stata bloccata temporaneamente con una sostanza chiamata tetrodoxotina (TTX), che agisce inattivando i neuroni per 24 ore senza provocare danni permanenti.
E' risultato così che se l'attività di due strutture del cervelletto, chiamate verme e nucleo interposito, viene bloccata per un breve periodo e' i ratti dimenticano la paura indotta dalla contemporanea presentazione di stimoli acustici e dolorosi.
Lo stesso effetto si ha anche quando il blocco dell'attività' avviene dopo alcuni giorni dall'apprendimento della risposta di paura. Si e' visto cioè che anche quando la TTX viene somministrata a distanza di otto giorni, i ratti non imparano a riconoscere gli stimoli come fonte di paura.
I dati dimostrano così che proprio queste strutture sono la sede della memoria delle paure e che il cervelletto è sede di fenomeni cognitivi.
(Data: 12 giugno 2002)
(Fonte: Il Nuovo)