La psicologia dell’emergenze
"LA PSICOLOGIA DELL’EMERGENZE" di Marisa D’Arrigo
Nasce a Napoli, su iniziativa degli psichiatri della Campania, un nucleo di operatori pronto a dar vita a interventi di psicologia dell’emergenza.
E oggi questo nucleo porta dritto al centro della politica - a Montecitorio - la sua idea. Si tratta di un’iniziativa ispirata agli eventi eccezionali che hanno riempito le prime pagine dei quotidiani negli ultimi mesi, dall'11 settembre al rischio antrace, dallo schianto contro il Pirellone al timore di attentati batteriologici.
Tutti eventi eccezionali che accanto ad altri più "modesti" - i suicidi di adolescenti, gli improvvisi raptus di follia omicida, gli abusi sessuali sui minori - possono generare sul piano psichico effetti dirompenti e di lunga "digestione" per via del fortissimo impatto emotivo ad essi collegato.
Perché le emergenze, le catastrofi non provocano solo morti, feriti, danni ma anche traumi psichici, che necessitano di un'attenzione e di un trattamento specifico, per alleviare le angosce e per prevenire il generalizzarsi su scala più allargata di comportamenti di panico patologico.
Già l'anno scorso l'Ordine degli Psicologi della Campania, in collaborazione con l'Università Federico II, con la Direzione generale della Sanità Militare e con l'Accademia Aeronautica militare, ha organizzato un convegno internazionale di Psicologia delle Emergenze.
Ne venne fuori come risultasse centrale, per gestire queste situazioni, un accoglimento competente e rassicurante. Infatti, è necessario dare spazio al racconto non solo dei fatti ma anche e soprattutto dei pensieri che li hanno accompagnati e dei vissuti ad essi collegati.
Le esperienze di un canale espressivo e della condivisione di stati emotivi caotici, che nel tessuto narrativo possono ritrovare un ordine, permettono che all'evento traumatico venga riconosciuta un'origine ed una responsabilità esterna al soggetto, allentando la morsa dei sensi di colpa (per essere scappato, per essere sopravvisuto).
La tempestività di un tal genere di intervento è molto importante per impedire proprio che la non-dicibilità dell'evento traumatico si traduca in un'alterazione di tipo strutturale.
Oggi, in una sede prestigiosa quale Montecitorio verrà presentato il volume che racchiude gli atti del convegno (Valerio, Felaco, Zullo, Tricarico, Sardi (a cura di) Psicologia delle Emergenze, Liguori, pag.154 Euro 12.50).
Il libro si avvale dei contributi di studiosi tra i quali ricordiamo: Clara Duchet (Università René Descartes, Parigi) che ha testimoniato l'esperienza francese della formazione di una rete di cellule di emergenza medico-psicologica ed ha delineato i principi di intervento psicologico immediato e post immediato; Roger M.Solomon (Trauma Center Boston) che ha illustrato il modello di intervento di "Pronto Soccorso Emotivo" da lui eleborato; Nila Kapor Stanulovic (Università di Novi Sad) che partendo dalla definizione di salute data dall'O.M.S. come stato di "…benessere fisico… ma anche.. mentale e sociale." e dal suo grado di dipendenza da una serie di condizioni che possono favorirla o ostacolarla, pone come dato fondante di ogni forma di intervento psicologico sull'emergenza l'affermazione che "...dopo un trauma i sintomi sono reazioni normali ad esperienze anormali".
Altri contributi quali quello di Paolo Valerio (Napoli, Federico II) e di Mariella Ciambelli (Napoli, Federico II) fanno riferimento ad eventi catastrofici molto più vicini quali l'alluvione di Sarno, evidenziando un modello di intervento ad orientamento psicodinamico teso a rendere le difese psicologiche primitive, messe in atto in seguito all'evento traumatico, meno rigide (Valerio) e centrato sulla memoria (Ciambelli) come unica possibilità di mantenere un legame con la storia e con la realtà preesistente e unica garanzia dell'unità della persona e unica strada per l'elaborazione dell'esperienza traumatica e della perdita.
(Data: 02-luglio-2002)
(Fonte: Il Mattino)