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La malattia nella vita di coppia


La malattia nella vita di coppia
e l’istinto da "lupo solitario"

L’affettività resta un grande valore ed è una soluzione intermedia per restare fisicamente vicini senza precipitare nella fuga, in casi più difficili, nel rifiuto dell’altra/o.
Solo raramente la malattia introduce una capacità di lettura nuova della relazione, del corpo e della sessualità, che permette di fare una crescita positiva contro lo stereotipo e il luogo comune che si debba abbandonare lo spazio di intensità o di gioco che la sessualità può esprimere, seguendo il dolore fisico e psicologico, che la malattia specifica (sessuale) o aspecifica (generale) introduce nella nostra vita. Sembra esistere un codice sociale di condanna del piacere che non è facile superare e la difficoltà è rafforzata dal fatto che la malattia toglie interesse alle altre parti e coinvolge tutta l’attenzione verso la parte del corpo che soffre, che è malata, che ha bisogno di cure.
Eppure dobbiamo pensare che nella malattia i bambini esprimono in modo chiaro una richiesta di accudimento fisico, desiderano essere tenuti tra le braccia, desiderano che ci si prenda cura anche fisicamente del loro malessere, hanno riti di legame fisico e di espressione dei bisogni, che è attivato da un codice semplice che permette di chiedere e di cercare un contatto, di avere una risposta consolatoria, piacevole.
Forse dovremmo imparare questa loro forza per continuare a tenere un corpo malato all’interno di un legame fisico, di accettare il modello psicologico della ricerca di "distrazione" e riuscire a ricreare la stanza del corpo che da piacere. Non è facile pensare questo, non è facile combattere la nostra tentazione da lupo solitario che si lecca le ferite, non è facile rispetto alla forza fisica dello stare male che sintetizza velocemente quello che dobbiamo fare e manda divieti, non è facile perché possiamo essere soli, perché l’altro/a può essere in fuga e dimostrarci questo in tanti modi diversi. Per questo parliamo di ricerca: possiamo immaginarlo come uno sforzo della mente, come un esercizio, come un impegno, a non lasciare mai chiusa la stanza dell’incontro fisico, dello scambio, accettando diversi livelli di possibilità.
* Istituto internazionale
di sessuologia, Firenze


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito