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Figli in provetta: per gli italiani non È peccato


FIGLI IN PROVETTA: PER GLI ITALIANI NON È PECCATO
Un vero e proprio problema sociale che fino a qualche anno fa veniva visto ancora con un certo distacco, o forse meglio dire, con un atteggiamento omertoso da parte della società, ma che oggi è affrontato senza pregiudizi e complessi. E questo è confermato dall’indagine svolta dalla Sismer, la Società italiana studi di medicina della riproduzione, secondo la quale oltre sette italiani su dieci ritiene giusto intervenire con la fecondazione artificiale per consentire a una coppia di concepire un bambino se non riesce ad averlo naturalmente.

Lo studio, effettuato su tutto il territorio nazionale, ha coinvolto un campione di oltre mille intervistati, metà uomini e metà donne. E ha messo a confronto giovani tra i 25 e 40 anni, non sposati o conviventi, con 35-40enni sposati, questi ultimi a loro vota metà con figli e metà senza.

A livello territoriale non vi sono differenze sostanziali: nel settentrione i favorevoli alla fecondazione artificiale sono in leggera maggioranza circa l’80%, rispetto al 72% del centro al 69% del mezzogiorno. E anche se sono sempre le donne ad essere più sensibili al problema rispetto agli uomini, le cose stanno cambiando rapidamente, a causa dell’aumento dei casi di sterilità maschile: nel sud per esempio vi è stata la più alta percentuale di risposte favorevoli da parte degli uomini all’uso di queste tecniche.

Nella ricerca sorprendentemente si rileva una conoscenza diffusa della materia, e una maturità e una sensibilità non indifferente nelle risposte: la metà degli intervistati ritiene opportuno fissare un limite di età alla procreazione artificiale che può essere fatto coincidere con la menopausa o con i 50 anni di età. La tutela e il benessere del nascituro in questi casi deve sempre prevalere su un generico desiderio di prole: una coppia in età avanzata non può infatti garantire un futuro certo e sicuro per il bambino. Solo il 17% degli intervistati invece pensa che non debbano esserci limiti di età.

Secondo i dati diffusi dagli esperti del Sismer il 2% dei bambini italiani ad oggi nascono grazie a tecniche di procreazione assistita, mentre si calcola che proprio nei primi mesi di quest’anno sia nato il milionesimo bebè concepito in vitro. A 25 anni dalla nascita di Luise Brown, prima bimba al mondo venuta alla luce per vie non naturali, la medicina nel settore ha fatto passi da gigante. Infatti gli sforzi di migliaia di ricercatori hanno reso le metodiche di riproduzione più efficaci, efficienti e sicure.

A fronte di una radicata coscienza sociale del problema della fecondazione artificiale , in Italia manca ancora una normativa che regoli la materia. I disegni di legge in discussione in questi mesi al Parlamento però sembrano andare in una direzione completamente opposta alle indicazioni che si possono trarre dai sondaggi come quello della Sismer. Infatti le ipotesi al vaglio dei nostri parlamentari prevedono regole e limiti alla libertà della persona: il divieto della fecondazione eterologa, cioè con seme di persona estranea alla coppia, impedirà a molte coppie di realizzare il sogno di avere un figlio e soprattutto alle donne di vivere l’esperienza unica della maternità.

Autore: Marcel Blanch


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito