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Non legge? aiutalo così


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La fondazione Mariani Onlus e l’Associazione Italiana Dislessia lanciano una campagna per sensibilizzare genitori e insegnanti su un problema che colpisce molti bambini e che spesso viene diagnosticato con difficoltà. Per saperne di più, ecco alcune domande e risposte, a cura della dottoressa Giovanna Zardini dell’Istituto Neurologico Besta di Milano.
Cos’è la dislessia? E’ un disturbo dell’apprendimento della lettura e della scrittura che si manifesta in bambini di intelligenza normale, che non hanno problemi fisici o psichici e hanno avuto adeguate opportunità di apprendere.
Chi colpisce? Circa il 5 per cento della popolazione italiana in età scolare (circa un milione e mezzo di bambini). A volte il dislessico è un bimbo che ha avuto un Disturbo Specifico di Linguaggio in quanto la lettura e la scrittura ripropongono, ad un livello più alto, le difficoltà avuti nel linguaggio. I maschi sono colpiti più delle femmine, col rapporto 1:1,5. Spesso altri membri della famiglia hanno avuto o hanno lo stesso problema.
Come si manifesta? I bambini dislessici non sono tutti uguali e i vari possibili sintomi non è detto si presentino contemporaneamente in ogni bambino. I sintomi più frequenti sono: difficoltà a identificare i suoni che costituiscono una parola e le sequenze di suoni che costituiscono le sillabe e le parole; a riconoscere le lettere e le sequenze di lettere che formano la parola scritta; a sviluppare una lettura veloce e corretta con una comprensione puntuale di quanto viene letto; ad acquisire l’ortografia e ad esprimersi per scritto; nella matematica, nello scrivere e leggere i numeri, nell’imparare le tabelline e le operazioni, nel comprendere e risolvere i problemi; nell’organizzazione spaziotemporale: confusione tra alto/basso, destra/sinistra, ieri/oggi/domani, ecc; problemi di attenzione e di concentrazione. L’aspetto che più colpisce è la discrepanza tra l’intelligenza che è buona e le prestazioni di lettura e scrittura che sono inferiori alla classe frequentata ed alle aspettative.
Cosa fare? La diagnosi deve essere fatta tempestivamente da specialisti; neuropsichiatri infantili, psicologi, logopedisti che operano nei Servizi di Neuropsichiatria Infantile o centri deputati alla diagnosi dei disturbi del linguaggio e dell’apprendimento.
Cosa non fare. Non colpevolizzare il bambino attribuendo la difficoltà a disimpegno e scarsa applicazione. In tale modo si riducono l’autostima e la motivazione all’apprendimento.
Cosa devono fare i genitori? Informarsi e richiedere una valutazione diagnostica appropriata, aiutare e seguire il bambino a casa, eventualmente cercare un aiuto per le attività scolastiche, usare supporti didattici come cassette video, audio e cd rom.
E che cosa l’insegnante? L’insegnante è in genere la prima persona ad accorgersi del problema. Se ha il dubbio di una dislessia deve suggerire alla famiglia di rivolgersi al più presto a specialisti. In seguito deve agire in maniera coordinata con gli operatori sanitari e la famiglia. A scuola è importante: incoraggiare sempre il bambino, concedergli attenzione e infondergli fiducia in se stesso e nelle sue capacità, concedergli più tempo per le attività scolastiche, non fissare degli obiettivi fuori dalla sua portata, mettere in risalto le cose che riesce a fare bene e le altre capacità che possiede.
Cosa non deve fare l’insegnante? Non assegnare al bimbo un carico di lavoro troppo oneroso dimenticando che il dislessico impiega più tempo per svolgere i compiti; non metterlo in imbarazzo davanti alla classe definendolo lento, pigro o svogliato; non confrontare i suoi risultati con quelli dei compagni.
( 10 ottobre 2002; da La Repubblica)


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Mara Simeone : psicologa-psicoterapeuta iscritta all'Albo Professionale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, n.3015 dell'8-11-1990; specialista in psicoterapia con delibera consiliare del 10-02-1995; titolare responsabile del sito