E quando è lei a soffrirne, dolore e poco desiderio
E quando è lei a soffrirne dolore e poco desiderio
Un terzo delle donne manifesta uno scarso interesse sessuale, quasi un quarto non raggiunge l’orgasmo, circa venti su cento hanno problemi di lubrificazione: secondo i dati dell’ISSIR tra il 42 e il 50 per cento delle donne, a seconda dell’età, soffre di disturbi inerenti la sfera sessuale. Nella voce "disfunzione sessuale" al femminile, però, sono compresi disordini di diverso tipo, certe volte concomitanti: quelli del desiderio (calo del desiderio e perdita di libido, rifiuto del contatto fisico con il partner), disturbi dell’eccitazione (incapacità di raggiungere o mantenere un livello di eccitazione sufficiente, ridotta sensibilità genitale e lubrificazione vaginale), disordini dell’orgasmo (difficoltà, ritardo o assenza di orgasmo dopo stimolazione ed eccitazione), o causati da dolore (dispaurenia: dolore genitale associato ai rapporti sessuali; vaginismo: spasmi involontari dei muscoli della vagina; dolore genitale provocato da stimolazioni non coitali).
Eppure per decenni i disordini sessuali femminili sono stati sottostimati, non riconosciuti o bollati come "di natura psicologica". E anche le ricerche sul "Viagra rosa" sono recentissime e prima di tre anni non potranno essere di giovamento per le pazienti. Proprio per questo è ancora più importante che in Italia, alla Clinica Ginecologica dell’università di Firenze diretta dal professor Gianfranco Scarselli, stia per partire il primo corso di sessualità femminile riservato a 40 ginecologi ospedalieri per offrire un primo livello di intervento a pazienti molto restie ad andare dal medico per parlare dei propri problemi sessuali.
Spesso poi ci arrivano con dei malesseri già consolidati. «Mi capita di visitare pazienti che hanno una storia di 1520 anni di dolori», premette Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia e Sessuologia del San Raffaele Resnati di Milano, «che non vengono curate, riconosciute e la situazione peggiora con cure inadeguate. Ci sono donne che non possono incrociare le gambe, usare assorbenti interni o indossare collant, che hanno dolore anche solo al tatto, perché poi il dolore si superficializza. Molte sono giovani, e hanno i primi disturbi al momento della penetrazione, insieme ad altri sintomi dolorosi che, non trattati e uniti all’ansia, è come se si autoalimentassero, aumentando».
Non stiamo parlando di uno sparuto gruppetto ma del 15 per cento delle donne che soffre di dispaurenia. «Molte di loro», continua Graziottin, «sono partite da una mancanza di lubrificazione che provoca abrasioni sulle quali poi si innestano infezioni, o vaginiti maltrattate con antibiotici locali che sviluppano resistenze e candidosi recidive. Ma perché prima di dare gli antibiotici non si fa una cosa banale, come misurare il ph della vagina con uno stick e regolarizzarlo se è troppo alto con gli estrogeni locali o i gel polimeri acidi? Certe volte bastano piccoli accorgimenti, come questo o il massaggio del pavimento pelvico con olio di iperico, per riportare la situazione alla normalità».
In altri casi, quelli più gravi, si passa invece alle analgesie vere e proprie. Una di queste è stata messa a punto dalla Graziottin, con l’anestesista Ezio Vicenti, responsabile dell’unità antalgica di Dolo (Venezia), e i primi risultati su 7 donne, età media 34 anni, sono stati presentati a Montreal. Tutte quante non avevano risposto ad altre terapie contro il dolore. Insieme ad un farmaco che alza la soglia del dolore (gabapentin, un anticonvulsivo) alle donne è stata fatta un’iniezione di anestetico tra ano e coccige, ovvero nel ganglio Impari (o di Walter), dove arrivano tutte le informazioni sul dolore pelvico e dei genitali esterni. «Dopo una cura di qualche mese», conclude Graziottin, «a distanza di sei mesi tre donne sono ancora senza dolore, due hanno avuto un miglioramento importante, una medio e una non ha risposto».
(10 ottobre 2002- da La Repubblica)